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Data: 21/11/2012
Testata giornalistica: Il Mattino
«Unico» va in archivio, torna la caccia al ticket. Da gennaio biglietti e prezzi diversi. Vetrella: si risparmierà. L’opposizione: mobilità negata

La delibera regionale è del 19 ottobre scorso: prevede una rimodulazione delle tariffe da parte delle singole aziende di trasporto. Inutile girarci attorno: si va verso l'affondamento graduale di Unicocampania e avverrà a stretto giro, dal primo gennaio prossimo. «Così si distrugge la tariffazione integrata, che aveva portato enormi benefici al trasporto pubblico locale, come l'aumento di viaggiatori (da 250mila a 747mila) e di introiti da (40 a 110,5 dei vecchi miliardi di lire)», spiega l'ad di Unicocampania Antonietta Sannino. Sul piede di guerra il centrosinistra che, dopo il caso del fallimento Eavbus, rinnova la richiesta di dimissioni da parte dell'assessore Vetrella. «Con questa delibera si realizza l'ennesima tappa di una guerra dichiarata dall'assessore ai lavoratori delle aziende e ai cittadini a cui non è garantito il diritto alla mobilità», tuona il segretario regionale pd Enzo Amendola. «Nel drammatico contesto della crisi del settore del trasporto pubblico nella nostra regione - sottolinea invece il segretario Cgil Franco Tavella - la decisione di bloccare l'integrazione tariffaria va a penalizzare gli utenti che fino ad oggi hanno potuto usufruire di un solo ticket per vari vettori». Con gli utenti, già stremati da tagli alle corse e disservizi, già pronti sul piede di guerra. Ma cosa prevede la delibera? In teoria «l'introduzione di nuovi titoli di viaggio integrati per singole aziende», tramite accordo da stipularsi entro il prossimo 30 novembre. Prevista poi, la riduzione del 10 per cento sui singoli biglietti sin dal prossimo primo gennaio, quando tutto cambierà. Ci sarà un maggiore risparmio per gli utenti? Alla fine no, sottolinea l'amministratore di Unico Campania. «Ci sarà il collasso delle aziende e della tariffazione integrata», spiega la Sannino. Poi aggiunge: «La delibera riporta a successivi accordi con le altre istituzioni che hanno lasciato la Regione fare di tutto e di più affinché lo sfascio avvenisse, in un silenzio assordante». Il futuro? «Le aziende introiteranno di meno e al cittadino verrà dato un beneficio ingannevole perché tra un mese il trasporto si ridurrà ancora», conclude la Sannino. Riduzione dei biglietti a stretto giro ma facendo più viaggi alla fine il costo potrebbe essere superiore. «L'integrazione tariffaria regionale era la base di un sistema di razionalizzazione dei costi e di risparmio per i cittadini. Un modello che non a caso esiste in tutta Europa», sottolinea il segretario pd Amendola che attacca: «Dopo gli aumenti tariffari e i fallimenti delle aziende pubbliche la giunta costringerà le aziende ad ulteriori costi e a sicuri meno introiti». E così tutto il Pd in consiglio regionale che chiede un'audizione in commissione trasporti dell'assessore Vetrella: «Non è possibile - dichiarano il capogruppo Umberto Del Basso De Caro e i consiglieri Antonio Amato e Mario Casillo - che si proceda con una delibera a cancellare il titolo unico di trasporto in Regione senza alcun passaggio in Consiglio. È l'ennesimo atto di arroganza da parte della Regione». «La fine del consorzio è un'ulteriore segnale dell'insipienza di questa gestione regionale nei trasporti. Dopo il fallimento dell'Eav oggi è stato decretato il colpo mortale al sistema integrato di trasporto pubblico Campano», sottolinea il coordinatore regionale di Sel Arturo Scotto. Ironizzano invece i Verdi e le associazioni dei consumatori. «Oggi in Campania è più facile vincere al lotto - dichiarano il commissario regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e Rosario Stornaiuolo della Federconsumatori - che avere la certezza che passi un bus o un treno: da quando si è insediato il centrodestra in Regione abbiamo avuto una riduzione dei trasporti del 50 per cento e un aumento medio delle tariffe del 12».

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