L’AQUILA Il Comune accelera le verifiche sui puntellamenti nel centro storico per consentire una riapertura veloce delle attività commerciali chiuse a causa del nuovo sciame sismico. Ma anche quei pochi locali commerciali che non insistono nella zona da sabato ridiventata off-limits dovranno chiudere i battenti. «Ma solo fino a quando», ha spiegato il sindaco Massimo Cialente «non presenteranno una nuova dichiarazione di agibilità parziale. Cosa che può essere fatta anche in 24 ore». I rapporti tra il Comune e i commercianti continuano, però, a restare tesi, così come è emerso nel corso di un incontro che si è tenuto a Villa Gioia anche per affrontare gli inevitabili problemi, sempre relativi alla sicurezza, che deriveranno dall’apertura dei cantieri nel centro storico . «Noi siamo disponibili a lavorare su una delibera che possa consentire lo spostamento dei locali in altre zone, quali la Villa Comunale, piazza San Bernardino o piazza Bariscianello», ha spiegato l’assesore al commercio Marco Fanfani. «Siamo consapevoli delle difficoltà che i nostri commercianti si troveranno ad affrontare, anche perché non hanno più risorse da poter reinvestire, ma i cantieri dovranno partire. Spetterà ai direttori dei lavori stabilire, cantiere per cantiere, se le attività commerciali potranno restare o no, fermo restando che nessuno può scherzare sulla pelle delle persone». Intanto, ieri in Comune si è tenuto anche un incontro tra il sindaco, l’assessore Fanfani e l’assessore regionale alla Protezione civile Gianfranco Giuliante, da sempre contrario alla riapertura del centro. «Ci è stato chiesto un supporto tecnico per quel che riguarda le verifiche sui puntellamenti», ha chiarito Giuliante aggiungendo di aver ribadito tutte le sue perplessità circa la fruibilità del centro. «Ma la responsabilità è del sindaco, noi non possiamo far altro che aiutare il Comune a eseguire i controlli». Quindi l’affondo di Giuliante nei confronti del sindaco. «Dopo aver assistito al rilascio delle licenze, Cialente ora farebbe bene a decidere non solo il trasferimento dei negozi e dei locali della movida, ma anche un ristoro dei danni a quanti lo hanno seguito in questa disfatta annunciata. Le responsabilità del Comune dovrebbero essere attenzionate dal sistema giudiziario per stabilire se modi e tempi di fruibilità del centro sono stati coerenti con le documentate osservazioni fatte dai diversi organismi. Ma siccome Cialente non vuole farci mancare niente, a questo deve aggiungersi il capitolo dello spreco di risorse che ben potevano servire per la nostra città. Circa la metà di quanto assegnatoci dal governo per i sottoservizi è finito finora nelle fogne. Mi riferisco», ha spiegato, «al fatto che il rilascio temporaneo di autorizzazioni commerciali in centro ha comportato un costo che ha dell’incredibile. Dalla prima ordinanza a oggi, ogni giorno il Comune fa finire nelle fogne cittadine 8.640.000 litri di acqua poiché il nostro sistema idrico impone l’apertura totale dell’anello di adduzione al centro storico. Considerate le pochissime utenze riattivate, si può affermare che solo il 5% di quest’acqua viene utilizzata. Un’operazione costata finora oltre 10,5 milioni. A questo bisogna aggiungere che la riapertura della rete ha prodotto anche allagamenti in molte delle abitazioni abbandonate, con conseguenti richieste di risarcimento danni».