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Pescara, 26/03/2026
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22/11/2012
Il Messaggero
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Produttività, accordo senza la Cgil
stanziati dal governo 2,1 miliardi |
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Monti: «Lavoro eccellente, che segna un passo avanti per il Paese. Confermiamo l’impegno di risorse» ROMA Un testo «valido e innovativo». Un «lavoro eccellente, che segna un passo avanti per il Paese». Dopo meno di due ore dall’inizio dell’incontro a Palazzo Chigi, il premier Mario Monti dà la sua benedizione all’accordo sulla produttività, firmato da tutte le parti sociali esclusa la Cgil. E annuncia: «Sussistono le condizioni per confermare l’impegno di risorse destinato alla riduzione del cuneo fiscale del salario di produttività». I due miliardi stanziati non saranno quindi dirottati altrove, come più volte il governo aveva minacciato di fare se le parti non avessero raggiunta un’intesa oppure se la stessa non fosse stata di alto profilo. Non importa se si tratta di accordo separato, se quel testo, frutto di oltre due mesi di intenso lavoro tra le parti, non è condiviso dal sindacato guidato da Susanna Camusso. A questo punto i giochi sono finiti. La trattativa è chiusa. La Cgil non ha ottenuto, come sperava, tempi supplementari. L’incontro di ieri a Palazzo Chigi si è concluso con la firma ufficiale dell’accordo da parte di Confindustria, Abi, Ania, Alleanza delle Cooperative, Rete imprese, Cisl Uil e Ugl. «È un buon impiego di denaro pubblico» ribadirà poco dopo Monti. IL NO DELLA CAMUSSO
Una conclusione in fin dei conti ampiamente annunciata. Anche se il governo fino all’ultimo ha cercato di convincere la leader del sindacato di corso d’Italia a porre anche la sua firma. «Siamo speranzosi» aveva dichiarato il ministro dello sviluppo Economico, Corrado Passera, prima di arrivare a Palazzo Chigi. Più che un auspicio, sembrava un appello. Ribadito poi anche dal premier a inizio riunione: «La nostra speranza è che tutte le parti aderiscano a quanto avete elaborato e condiviso». Ma la Camusso non ne ha voluto sapere. «È una strada sbagliata, il contratto nazionale non tutelerà più il potere d’acquisto dei lavoratori» ha ribadito, chiedendo di spostare le risorse disponibili sulla detassazione delle tredicesime. Richiesta immediatamente respinta da Monti: «Non possiamo permettercelo, le condizioni della finanza pubblica e del debito non ce lo consentono ancora». Il gelo tra i due è stato tale che la Camusso, come ha riferito il premier, «ha declinato l’invito a tenere una conferenza stampa congiunta». Tornata nella sede di corso d’Italia, la leader Cgil ha quindi attaccato: l’intesa «è coerente con la politica del governo che scarica sui lavoratori i costi e le scelte per uscire dalla crisi». E poi: «Si è persa un’occasione». I PROSSIMI RINNOVI
La mancata firma della Cgil all’accordo resta un punto dolente. E potrebbe, in sede di rinnovi contrattuali, creare dei problemi. Lo sanno bene gli industriali e lo sa bene anche il governo. Tant’è che Monti ieri ha tenuto a ribadire «il vivo auspicio» a che «la Cgil si unisca alla sottoscrizione del documento quando lo riterrà opportuno nell’interesse dei lavoratori e del Paese». Ma anche in questo caso dalla Cgil è già arrivato un secco no. «Le soluzioni unitarie si costruiscono, non si aderisce a posteriori, quando il tentativo, fatto numerose volte, di trovare una soluzione è stato respinto» ha detto ai giornalisti la Camusso. Comunque, ha spiegato il ministro Passera, «l’accordo non esclude nessuno dalle trattative contrattuali». La mancata firma della Cgil lascia un po’ di amaro in bocca anche al leader della Confindustria, Giorgio Squinzi, che sulla necessità di una condivisione corale ha speso nei giorni scorsi più di una parola. Detto ciò per Squinzi l'accordo appena sottoscritto è più che soddisfacente e può rappresentare un «elemento nuovo nelle relazioni industriali. L’inizio nuova fase di sviluppo e occupazione». Per Cisl, Uil e Ugl, l’intesa porterà più soldi nelle tasche dei lavoratori e sarà di stimolo all’aumento dell’occupazione.
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