Non c'è pace per i trasporti pubblici in Campania. Non bastassero fallimenti e deficit milionari, si trova il modo di litigare furiosamente anche sui biglietti. Cosa succederà realmente dal primo gennaio? Le 14 aziende che aderiscono al Consorzio Unico potranno emettere biglietti propri, integrati o monocorsa, che costeranno il 10% in meno di quelli di Unico che, però, consentono di usare più mezzi. Insomma, nelle intenzioni della giunta, ci sarebbe più scelta per gli utenti. Ma, nelle accuse di chi critica la delibera, ci sarebbe invece un impoverimento del servizio. Una scelta tecnica che diventa tema politico. La Regione punta ad introdurre delle smart card elettroniche per i viaggiatori, ma tecnicamente non sarà possibile prima del 2014. Fino ad allora Unico dovrebbe sopravvivere. Tanto rumore per quasi nulla? Breve riassunto delle puntate precedenti: il 3 agosto le aziende aderenti al Consorzio Unico scrivono all'assessore Vetrella e gli chiedono di «introdurre la possibilità di prevedere nuovi titoli di viaggio aziendali validi per ciascuna azienda, scontati rispetto agli attuali livelli tariffari integrati. Tali titoli andrebbero ad aggiungersi alla attuale struttura tariffaria, da mantenere invariata nella fase transitoria fino alla introduzione del nuovo sistema con smart card elettroniche». Il 19 ottobre si riunisce la giunta regionale che recepisce l'indicazione delle aziende e «delibera di prevedere per le aziende rientranti nel sistema Unico Campania l'introduzione di nuovi titoli di viaggio integrati per singola azienda a tariffa ridotta rispetto all'attuale tariffa Unico Campania». Nella premessa della delibera viene poi spiegato che «la Regione ha definito la politica tariffaria, configurando e approvando il sistema Unico Campania». Appena la delibera diventa pubblica si scatena l'inferno. Ad attaccare la decisione della giunta è la responsabile del Consorzio Unico, Antonietta Sannino. Un dossier di sette pagine (fitto di dati e numeri positivi per il Consorzio) e la stoccata: «Così si distrugge la tariffazione integrata che aveva portato enormi benefici al trasporto pubblico locale. Così non ci sarà risparmio per gli utenti ma il collasso delle aziende e della tariffazione integrata». Accuse tecniche cui fanno eco le bordate politiche del segretario regionale del Pd, Enzo Amendola: «Con questa delibera si realizza l'ennesima tappa di una guerra dichiarata dall'assessore ai lavoratori delle aziende e ai cittadini, cui non è garantito il diritto alla mobilità. Vetrella fa disinformazione, è un assessore irresponsabile e va rimosso il prima possibile. Lo sfido ad un confronto pubblico». Sulla stessa scia attacca Anna Savarese, vicepresidente Legambiente Campania: «Ennesimo atto dell'assessorato all'Immobilità. Ormai la politica regionale sui trasporti è incentrata sull'arroganza, sul decisionismo dimenticando la concertazione» . Il segretario regionale della Cgil, Franco Tavella, torna a chiedere le dimissioni dell'assessore, la parlamentare Teresa Armato (Pd) chiede l'intervento del governo. Mentre i consiglieri regionali Marciano e Del Basso De Caro (Pd) chiedono e ottengono per il 29 novembre una seduta di consiglio regionale sul tema dei trasporti pubblici. Ma Vetrella, logicamente, non ci sta e replica: «La delibera con la quale si è stabilita l'istituzione dal primo gennaio prossimo di nuovi titoli di viaggio validi solo sui mezzi delle singole aziende non cancella affatto la tariffa integrata Unico Campania, che resta come prima, ma anzi arricchisce l'offerta di biglietti a disposizione degli utenti, così come richiesto sia dalle aziende di trasporto che dalle associazioni dei pendolari. È del tutto destituita di ogni fondamento, dunque l'affermazione del direttore del Consorzio Unico e di alcuni esponenti politici dell'opposizione che la delibera segni la fine della tariffa integrata e che questi nuovi biglietti produrranno il collasso delle aziende. Affermazioni del tutto gravi e pretestuose, e soprattutto non consone al ruolo esclusivamente tecnico che dovrebbe svolgere il direttore. Il direttore dovrebbe spiegare piuttosto come mai in dieci anni di centrosinistra la gestione del Consorzio ha prodotto una voragine di 13 milioni e mezzo l'anno, interamente a carico della Regione»