La porta è aperta. Il governo non ha abbassato la saracinesca»Pressing del Pd su Monti. Bersani: «Continui la discussione su rappresentanza sindacale e partecipazione»
ROMA Arriva anche dal Colle l’auspicio che lo strappo venga ricucito, che la Cgil ci ripensi e aderisca all’accordo sulla produttività firmato l’altra sera da tutte le altre parti sociali coinvolte nella trattativa. Dopo gli appelli caduti nel vuoto di Monti, è Giorgio Napolitano a definire «un fatto importante» l’accordo raggiunto e a lanciare un messaggio a Susanna Camusso: «Mi auguro che ci sia un riavvicinamento perché è importante che non manchi il contributo della Cgil». Il Capo dello Stato ha voluto rimarcare un concetto: «La porta è sempre aperta. Vedremo gli sviluppi. Il governo ha tenuto a chiarire che non si è abbassata nessuna saracinesca».
Si prenda i suoi tempi, quindi, la Camusso. Ma poi faccia un passo in avanti. Il governo continua a sperarci. E non perde occasione per ribadirlo. «Siamo molto dispiaciuti della mancata firma della Cgil» dice il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera. Che però poi aggiunge: «Sono motivazioni che oggettivamente non tengono». «Molto dispiaciuta per il no della Cgil» anche la ministra del Welfare, Elsa Fornero.
Che l’intesa sia buona, nessun dubbio. «Ci sono da andare a prendere i soldi e metterli in tasca ai lavoratori» sintetizza Passera. Un punto sottolineato anche dal leader Cisl, Raffaele Bonanni: «I lavoratori ci guadagneranno meno tasse, tre volte meno». Giorgio Santini, segretario aggiunto Cisl, spiega come: «Sulla parte del salario contrattato a livello aziendale o territoriale la tassazione invece di essere al 27%, che è l’aliquota che si applica in genere, sarà del 10%. Quindi ogni mille euro ci sono 170 euro di vantaggio concreto per il lavoratore».
Anche per gli altri sindacati firmatari l’accordo andava sottoscritto. «Se si continua a dire sempre di no a tutto, il Paese non cambia in meglio» osserva il segretario generale Ugl, Giovanni Centrella. Mentre la Uil già pensa alle prossime applicazioni, a partire «dalla priorità delle priorità, il rinnovo del contratto dei metalmeccanici». Oggi nuova riunione con Federmeccanica, alla quale ancora una volta non è invitata la Fiom Cgil.
L’APPELLO DI BERSANI
Proprio il tema della rappresentanza sindacale è stato uno degli scogli che ha impedito la firma della Cgil. Un tema sicuramente non abbandonato. A sollecitare l’apertura «in tempi brevi» di un tavolo negoziale sul punto, è stata ieri Alleanza delle Cooperative, una delle sigle firmatarie. E forte è il pressing del Pd. Il leader Pierluigi Bersani promuove l’intesa ma invita il governo, su rappresentanza e partecipazione «a continuare la discussione». Il ”recupero” della Cgil è auspicato anche dall’Udc. Dice il leader Pier Ferdinando Casini: «Speriamo che possa firmare in un secondo momento». E così Maurizio Lupi, Pdl. Sparano a zero contro l’accordo Idv, Prc e Sel.
La mancata firma della Cgil è vista con preoccupazione anche da alcuni industriali, soprattutto dell’area torinese già scottati dai conflitti Fiom-Fiat. Per Licia Mattioli, presidente degli industriali di Torino, l’intesa «rischia di essere un passo zoppo». Per il patron della Brembo, Alberto Bombassei, che è stato in competizione con Squinzi per la presidenza di Confindustria, invece, «l’accordo sulla produttività può davvero aiutare a rilanciare il Paese. Però è un peccato che qualcuno si metta sempre di traverso».
L'INTESA
Aumenti del II livello tassati solo al 10%
Il contratto nazionale stabilirà la quota di aumento salariale dei rinnovi, da spostare sul secondo livello per legarla a obiettivi di redditività. Il governo, entro il 15 gennaio, deciderà la platea di chi ha diritto alla detassazione del 10% del salario di produttività e i relativi criteri. I sindacati chiedono di alzare il reddito lordo a 40.000 euro (ora è 30.000) e di elevare la quota di retribuzione soggetta al vantaggio (ora 2.500 euro). Con la tassazione al 10% il lavoratore con aliquota ordinaria al 27% risparmia 170 euro su ogni 1.000 euro di salario di produttività.
Più flessibilità in base al mercato
Aumentano le possibilità di usufruire di un impiego orario più flessibile del lavoratore, in base anche all’andamento del mercato. Ora la legge prevede un orario di 40 ore settimanali e di 8 al giorno con un massimo di 48 ore settimanali compresi gli straordinari. Il contratto collettivo potrà ora prevedere deroghe in materia, attraverso «la ridefinizione dei sistemi di orari e della loro distribuzione anche con modelli flessibili, in rapporto agli investimenti, all’innovazione tecnologica e alla fluttuazione dei mercati finalizzati al pieno utilizzo delle strutture produttive».
Non si potrà dire no a qualifiche equivalenti
Anche le norme di legge che regolano le mansioni possono essere derogate attraverso la contrattazione collettiva. L’articolo 2103 del codice civile stabilisce che il lavoratore «deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito». L’accordo prevede la possibilità di deroghe. Nelle prime bozze delle imprese si parlava di «demansionamento». Il testo finale invece parla di «equivalenza delle mansioni e integrazione delle competenze».
Entro fine dicembre le nuove regole
L’intesa al punto 3 prevede che entro fine anno vengano adottate le nuove regole sulla rappresentanza sindacale, dando «rapido avvio alla procedura per la misurazione» della stessa, «in attuazione dei principi contenuti» nell’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 firmata anche dalla Cgil. Tra questi c’è anche il diritto alla partecipazione ai tavoli contrattuali di tutte le organizzazioni sindacali la cui rappresentatività superi il 5%. La Cgil avrebbe voluto che questo principio fosse ribadito nel testo dell’accordo sulla produttività. Ma la richiesta non è stata accolta dalle altre parti.