Anche gli ex di An contro lo slittamento del voto
Domani parte la campagna elettorale in tutta Italia
ROMA Niente rinvio e niente colpo di spugna. Il Pdl celebrerà le primarie come chiedeva il segretario Angelino Alfano. E con l’aiuto degli ex di An guidati da Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri, la consultazione verrà celebrata il 16 dicembre. Non il 13 gennaio. In più, Silvio Berlusconi viene descritto «irritato e sempre più disinteressato»: «Il Cavaliere non boicotterà le primarie, ma il suo disimpegno sarà totale e non è da escludere qualche colpo a sorpresa...», sibila un suo stretto collaboratore. Motivo: a gennaio, sperando in un’assoluzione per il caso-Ruby, Berlusconi lancerà «Forza Italia 2.0». E bye bye Pdl.
La data del 16 dicembre in qualche modo blinda le primarie. Evita, come temeva Alfano, che il Cavaliere potesse smontargliele avendo più tempo a disposizione. Ma, come è sbottato Sandro Bondi (sembra consigliato da Berlusconi) «la decisione l’ha presa La Russa». Spiegazione: di buon mattino nell’aula di Montecitorio il coordinatore ex An ha incontrato Alfano e insieme hanno discusso di un ultimo sondaggio che vede Giorgia Meloni crescere in quindici giorni, con Alfano più avanti ma stabile. E qui La Russa avrebbe usato un linguaggio forte: «Se arriviamo a gennaio rischiamo troppo, se insisti andrai al voto da solo. Noi non andiamo a suicidarci».
Ebbene, portando sulle spalle lo spettro della Meloni, l’aut aut di La Russa e il timore di ritrovarsi Berlusconi nel ruolo di guastatore, in tarda mattinata Alfano è andato al Plebiscito. Questa volta il segretario non ha dovuto minacciare le dimissioni, come il giorno prima. Il Cavaliere si è limitato a dare il via libera alle primarie senza alcun entusiasmo. Poi - una volta cominciata in via dell’Umiltà la riunione dei coordinatori regionali e provinciali - Berlusconi ha telefonato a Denis Verdini: «E’ deciso, le primarie si faranno il 16 dicembre. Il partito le lanci». E così è stato. Peccato che qualche minuto prima la Meloni avesse tentato di portare acqua al suo mulino proponendo il 13 gennaio. Inutilmente.
Il 16 dicembre gli elettori del Pdl voteranno a Roma e nel Lazio anche per scegliere i candidati per le elezioni comunali e le regionali. Ma il timore è che l’intera vicenda finisca in un flop. «Organizzare le primarie in poco più di venti giorni è un miracolo», sospira Maurizio Lupi. E in molti scommettono in una partecipazione tra le 300 mila e le 500 mila persone. Ben al di sotto dal milione-milione e mezzo delle primarie del centrosinistra. «Ma quelle sono consultazioni di coalizione, le nostre saranno solo di partito», si affretta a precisare Franco Frattini, grande sostenitore di Alfano.
Bocciata l’ipotesi del voto per telefono e sul web. Anche qui gli ex di An l’hanno spuntata: «Si voterà in carne e ossa», ha annunciato La Russa lasciando la riunione di via dell’Umiltà. Solo nelle grandi città si potrà votare in qualunque seggio grazie a un fantomatico sistema informatico che evita il doppio voto. On-line sarà solo la raccolta delle firme per le candidature. Escluso il ballottaggio: si voterà in un giorno solo.