La sentenza afferma un principio importante: il malore causato da mansioni troppo pesanti, lavorava 40 ore a settimana
TERAMO. Al buio da due giorni tutto il quartiere Campo Boario, in particolare la zona che va da piazza Madonna delle Grazie fino al cosiddetto ponte a catena, compresa tutta l’area vicino l’istituto zooprofilattico e al mercato della frutta e della verdura. Tra le vie interessate dal guasto ci sono infatti via Campo Fiera, via De Albentiis, via Giovanni Bona e via Masci. Qui i lampioni hanno smesso di funzionare e sin dal pomeriggio tutta la zona piomba nel buio più assoluto con gravi disagi per i residenti e per tutte le persone che frequentano la zona, comprese le tante persone che parcheggiano nelle vicinanze per raggiungere il centro storico. Il guasto è stato segnalato dal Centro al Comune che, fino a ieri, non aveva però ricevuto alcuna comunicazione del guasto. L’assessore al ramo Rudy Di Stefano ha assicurato che il problema verrà risolto il prima possibile. «Le buche e i lampioni che non funzionano sono le due emergenze che più ci vengono segnalate», spiega Di Stefano , «i lampioni sono vecchi e spesso vanno in tilt, magari per la pioggia, riceviamo segnalazioni continue ma per ora possiamo fare solo manutenzione con i nostri operai visto che entro il 2013 dovrebbero essere sostituiti tutti con lampioni a Led grazie ai fondi europei del progetto Paride di cui il Comune è capofila». (b.g.)
di Diana Pompetti wTERAMO L’infarto lo ha colpito mentre stava sostituendo uno pneumatico del camion, quello con cui lavorava quaranta ore settimanali percorrendo ventimila chilometri al mese e consegnando merce in tutta Europa. Per il giudice colpa delle condizioni massacranti di lavoro e della condotta colposa del datore, in questo caso un’azienda di trasporto. In tempi di norme e statuti sempre più in forse, è sicuramente una sentenza destinata a fare giurisprudenza quella firmata dal giudice del lavoro di Teramo Alessandro Verrico. Il magistrato ha accolto il ricorso presentato da un camionista , assistito dall’avvocato Sigmar Frattarelli, che è stato licenziato dall’azienda dopo aver avuto l’infarto mentre stava cambiando la gomma del camion. Il magistrato ha disposto un risarcimento danni di circa 300mila euro per il danno biologico, di 90mila per il licenziamento giudicato illegittimo, ma soprattutto ha scritto, nero su bianco, che «l’imprenditore ha l’obbligo di tutelare l’integrità fisico e psichica dei dipendenti con l’adozione, e il mantenimento perfettamente funzionale, non solo di misure di tipo igienico-sanitario o antinfortunistico, ma anche di misure atte, secondo le comuni tecniche di sicurezza, a preservare i lavoratori dalla lesione nell’ambiente e in costanza di lavoro». In particolare il lavoratore, un quarantenne di Martinsicuro, ha dimostrato che tre mesi prima dell’infarto si era già sentito male proprio mentre stava lavorando. Dopo un periodo di riposo durato circa un mese era tornato a svolgere le stesse mansioni lavorative. «Particolarmente convincente in questo senso», si legge ancora nella sentenza, «è la documentazione versata in atti dal ricorrente (cartelle cliniche e copie delle buste paga), dalla quale si evince il tipo di lesione sofferta e l’assegnazione di compiti faticosi, come quello di affrontare lunghe trasferte con automezzi . Al datore di lavoro era richiesta la predisposizione di misure rafforzate di sicurezza e di vigilanza, suggerite proprio dalla particolarità delle condizioni di lavoro del ricorrente, già palesatesi a seguito del primo infarto». Dice Frattarelli: «E’ una sentenza importante che afferma il principio secondo cui anche l’infarto che il lavoratore subisce nello svolgimento della sua attività lavorativa può essere ascritto a colpa e responsabilità del datore di lavoro qualora si dimostri che la condotta di quest’ultimo ne è stata la causa diretta per avere sottoposto il lavoratore a mansioni troppo gravose, stressanti ed usuranti in violazione dell’obbligo di tutela della salute dei lavoratori».