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Data: 23/11/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Diffamazione, lunedì sciopero dei giornalisti. Governo battuto in Senato sulla norma che prevede il carcere per i cronisti salvando unicamente i direttori

Pdl e Lega votano a favore. Il Pd chiede il voto segreto
sull’articolo 1. Mobilitazione della Federazione della stampa

ROMA Nato per non far entrare a San Vittore il direttore del Giornale Alessandro Sallusti, condannato a 14 mesi di reclusione senza condizionale, il disegno di legge sulla diffamazione a mezzo stampa rischia di trasformarsi sempre più in un clamoroso boomerang. Per i giornalisti, che hanno già annunciato una «giornata del silenzio» per lunedì prossimo. E per il governo, che ieri è stato battuto in Senato sull’emendamento presentato dal relatore Filippo Berselli e subito ribattezzato «salva direttori» per gli effetti collaterali e le disparità che creerebbe nelle redazioni. La norma così concepita lascia infatti il carcere fino alla pena di un anno per l’autore dell’articolo, ma prevede una multa per il direttore o il vicedirettore responsabile, la cui entità varia a seconda che si tratti di omesso controllo o di «diretta partecipazione alla commissione del reato».
A favore dell’emendamento hanno votato Pdl e Lega, contro Pd, Idv, Udc e Api. In totale 122 sì, 111 no e 6 astenuti. L’Api avrebbe voluto inserire nel ddl un registro delle pubblicazioni anonime o firmate con pseudonimo ma l’emendamento è stato respinto. Prima di essere sconfessato dal voto dell’aula, il sottosegretario alla Giustizia Antonio Gullo aveva indicato il voto contrario dell’esecutivo adducendo «ragioni tecniche».
«Il voto in Senato è un altro segnale di attacco a tutti i giornalisti italiani», è insorto il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi. «Lo sciopero della categoria - ha confermato - diventa inevitabile». I giornalisti televisivi e della carta stampata si asterranno lunedì prossimo dal lavoro e accompagneranno lo sciopero con la mobilitazione e con una fiaccolata in programma lunedì sera nell’area del Pantheon, a Roma, «per illuminare quello che gli altri vogliono oscurare». Per assurdo, fa notare una nota della Federazione nazionale della stampa italiana, la norma così varata non salverebbe neanche lo stesso Sallusti condannato in via definitiva dalla V sezione penale della Cassazione il 26 settembre scorso per un editoriale siglato con uno pseudonimo dal giornalista e parlamentare Pdl Renato Farina (radiato dall’Ordine).
Nel tentativo di definire un provvedimento ad personam non sono mancate correzioni. Secondo qualcuno, avrebbe pesato sul testo definitivo anche la volontà di trasformare il provvedimento in una sorta di resa dei conti. La prima versione del è stata firmata da Gasparri (Pdl) e da Chiti (Pd). La seconda, uscita dalla commissione Giustizia, porta la firma dei relatori Berselli (Pdl) e Della Monica (Pd). «Consideriamo assurdo l'emendamento Berselli che elimina il carcere per i direttori di testata e prevede la detenzione per i giornalisti, uno scempio, un mostro che spero vada a morire», ha attaccato Anna Finocchiaro, la presidente dei senatori del Pd. Il suo partito ha chiesto per lunedì, quando il ddl tornerà in aula, il voto segreto sull’articolo 1 così da affossarlo. «Speriamo che ciò non avvenga perché in realtà sta venendo fuori una buona legge - lo ha invece difeso Berselli - riduce il carcere ad un anno, lo rende alternativo alla multa e dà centralità alla rettifica: farlo naufragare sarebbe un peccato».

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