PESCARA D’Alfonso vince il derby democristiano nonostante il pienone di Casini. L’ex sindaco ha chiamato a raccolta gli stati generali del Pd a due giorni dalle primarie, la risposta c’è stata, ma per la prima volta nella storia delle convention dalfonsiane, abbiamo notato qualche sedia vuota. Certo, la sala del Circus è grande il doppio dell’auditorium del Museo delle Genti d’Abruzzo, dove ha tenuto concione il segretario nazionale Udc. Non c’era, tanto per intenderci, la folla oceanica della penultima convention: allora teneva lezione Massimo Cacciari, ora è toccato al professor Francesco Bonini e l’appeal del sindaco di Venezia è evidentemente superiore all’esimio professore della Lumsa. Comunque, Bonini almeno una notizia l’ha data: le primarie furono inventate dagi americani nel 1842, a Crawford, in Pennsylvania, per mettere fine alla litigiosità dei politici. E D’Alfonso? E’ sempre lui: ecumenico, sorridente quanto basta, attento a ogni sfumatura, bravo a scrutare dietro le lenti le reazioni del suo popolo e di quello che ancora non è il suo popolo, ma potrebbe diventarlo. Non a caso, fra i quasi mille presenti, abbiamo notato più di un soggetto di simpatie destrorse, ma con D’Alfonso non si può mai dire. Perché quella di ieri era un’altra prova di forza, un’altra tappa sul cammino del ritorno in politica dalla porta principale, che D’Alfonso e i suoi aspettano da quasi quattro anni. Le primarie sono un argomento di stretta attualità, ma restano pur sempre uno strumento, un mezzo, mentre a D’Alfonso interessa il fine. Che è il "come back Luciano", per dirla alla Obama maniera. Mentre dal suo popolo (Presutti, Fusilli, Cerulli Irelli, Di Pietrantonio e D’Alessandro, solo per citare chi era sul palco) sono fioccati i peana e gli inviti a votare Bersani, un fuori programma ha gelato la sala. Chiamato al proscenio, Luigi Di Marco, segretario cittadino dei Giovani Pd, si è prodotto in un appello per Matteo Renzi guadagnando un tiepido applauso, ma spiazzando gli organizzatori. Al più giovane della compagnia si chiedeva un pistolotto sul significato generale della primarie, invece Di Marco si è messo a evocare il Rottamatore, ma come si permette? Non pago, dice chiaro e tondo in faccia all’apparato di partito che «serve il nuovo e la vecchia classe dirigente deve farsi da parte». Il moderatore Presutti ha provato a correggere il tiro dando la parola a Camillo D’Alessandro, capogruppo regionale, poi allo stesso D’Alfonso, lasciando la chiusura al sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, presenza di rilievo, ma pur sempre co-starring nella serata del Circus. L’attesa, però, era tutta per l’intervento di D’Alfonso, se cioè si fosse schierato apertamente per Bersani. Non l’ha fatto, pur lasciando capire che alla fine sceglierà il segretario nazionale del Pd «a Bersani darei tre voti per come ha lavorato da presidente della Regione Emilia-Romagna, da ministro e da segretario del partito». «Se potessi - ha aggiunto - darei cinque voti a tutti i candidati, però...». Però D’Alfonso ha speso parole solo per Matteo Renzi, al quale riconosce il merito di aver riportato slancio e dialettica in un partito appesantito dalla nomenklatura, e per Bruno Tabacci, al quale riconosce competenza politica e amministrativa.