L'appuntamento era su una vecchia Panda rossa. Un'auto da collezione, sgangherata, da anni fuori da ogni quotazione di Quattroruote. La guida Antonino. È lui a fare da capo viaggio, come lo chiamano gli altri due, Rosaria e Angelo. Mettono insieme i soldi per la benzina, dividono il costo dei quattro euro andata e ritorno di autostrada, e hanno così risolto il pericolo di non potersi spostare dalla costiera sorrentina a Napoli, andata e ritorno. Non sanno, i tre amici, che la loro intuizione viene chiamata «car sharing», come a dire tutti insieme su una stessa auto, dividendone le spese. Antonino studia al Politecnico di Napoli, Rosaria lavora come segretaria in uno studio medico, Angelo si arrangia nel negozio di uno zio nel centro di Napoli. Racconta Antonino: «È una settimana che ci siamo industriati in questo modo. Non ne potevamo più di ritardi e urla. E allora ho chiesto a mia madre di prestarmi la sua vecchia auto fino a tempi migliori. Speriamo che qualcosa si muova e cambi. Per ora, andiamo avanti così». Insomma, pendolari sì, ma non professionisti di eterna pazienza. Il fallimento dell'Eavbus ha aggravato una realtà che da tempo non fa sorridere più nessuno. Dalla costiera sorrentina, ma anche dall'area vesuviana, è diventato un'impresa doversi spostare per lavoro tutti i giorni verso Napoli. Alla stazione della Circum a Porta Nolana, il solito cartello avverte che «saranno possibili soppressioni e ritardi». Le scuse che seguono si attirano solo bestemmie. Ci sono quattro ucraine, a parlare nella loro lingua. Si spostano ogni giorno dai paesi vesuviani, dove vivono, per lavorare a Napoli. Sono badanti e colf. Dice una di loro, Alina: «Io ho perso una giornata di lavoro, per la soppressione di una corsa della Circumvesuviana. È davvero una sofferenza non avere la sicurezza di poter viaggiare. Lavoro da due signore diverse, non sempre si dimostrano comprensive con me. Come spiegare quello che succede?» Già, come spiegarlo a chi non utilizza questi mezzi di trasporto pubblico, a chi non sa cosa significhi una vita da pendolare. Chi si muove per lavoro, o per studiare, dovrebbe poter fare i conti con orari certi e mezzi di spostamento sicuri. Da giorni, tutto invece è diventato una scommessa. La folla sui binari della Circum è la dimostrazione che la maggioranza sta preferendo, per il momento, muoversi utilizzando il trasporto su ferro. Gli autobus, dopo il fallimento della Eavbus, sono diventati un lusso. Niente carburante, mezzi fermi nei depositi. Quelli che ci sono diventano una sfida continua alla legge sull'impenetrabilità dei corpi. Valeria si sposta ogni giorno da Nola, lavora in un'impresa di pulizie. Racconta la sua odissea: «Guadagno molto meno di mille euro al mese, ho sempre trovato più comodo muovermi con il bus. Da giorni, i mezzi che ci sono diventano affollatissimi. L'altro giorno, sono rimasta a piedi, ho dovuto chiamare il titolare per dire che non potevo andare al lavoro. Mi ha trattenuto una giornata, chi me la deve restituire?» Vita da pendolari campani, tra carrozze ferroviarie e autobus malandati, con scarsa manutenzione, tra centinaia di altri come te, immersi nel freddo o nel caldo, accerchiati da odori di ogni tipo. E bestemmie, e proteste. Anche quel modo di viaggiare sta diventando un lusso. A Ottaviano la stazione della Circumvesuviana sembra il ritrovo della diligenza del Far west. I bigliettai non riescono a fornire notizie certe, la gente è spazientita. Ma peggio è doversi spostare dalla costiera sorrentina. C'è una linea di emergenza della Circum istituita da qualche giorno, a notte fonda. E i Comuni si stanno attrezzando per servizi privati di autobus alternativi. Ma fare i conti sui bus o su un treno per il momento è un rischio. Chi voleva evitare le corse soppresse della Circumvesuviana con le sue 35 fermate da tempi biblici aveva preferito i bus. Ora tutto va rivisto. Racconta Gianni, studente di Lettere, che vive a Meta: «Gli esami e le lezioni hanno orari stabiliti, ai professori non interessa di certo come arrivi all'Università. Dobbiamo vedercela noi. Io non ho l'auto, non ho amici con cui dividerla. Devo usare i trasporti pubblici. Ma che posto è questo dove non si riesce a spostarsi per mancanza di mezzi di collegamento? È una società di ricchi, o il fallimento di tutti i modelli di società. Che schifo». Vita da pendolare, con il borsellino dai soldi contati, un lavoro che aspetta e una giornata tutta dipinta di grigio. Raffaella fa la commessa in un centro commerciale. Vive a Brusciano. È incazzata nera. Spiega perchè: «Per due giorni non sono riuscita a prendere il bus per Napoli. Troppa gente, troppa folla che spingeva, bestemmiava. Ma chi ci governa, chi si è mangiato i soldi? Non posso neanche più andare a lavorare io che ho la fortuna di avere un lavoro. Non è un'assurdità? E se mi licenziano per assenteismo a chi lo racconto?»