TERAMO L’80enne cavaliere del lavoroFrancesco Amadori, patron del gruppo industriale Amadori, è stato condannato a otto mesi di reclusione (pena sospesa) per l’omicidio colposo di un camionista di Nereto che nell’agosto del 2008 precipitò dalla scala di un silos a Villa Lempa di Civitella, nel piazzale di un allevamento del gruppo. L’imprenditore è stato condannato dal giudice monocratico del tribunale di Teramo Roberto Veneziano insieme al figlio Flavio, 57 anni, e a Maurizia Boschetti, 54 anni, gli altri amministratori del gruppo ritenuti dall’accusa responsabili di quel settore produttivo. La pena di otto mesi è stata inflitta a tutti gli imputati. Il pm d’udienza Monica Speca aveva chiesto due anni di reclusione ciascuno. Remo Giovannini, 54enne padre di tre figli, la sera dell’8 agosto 2008 precipitò dal silos in cui aveva appena scaricato del mangime, schiantandosi a terra dopo un volo di circa otto metri, nel piazzale di un allevamento di polli del gruppo Amadori, a Villa Lempa. L’uomo, titolare di un’azienda specializzata proprio nel trasporto di mangimi, dopo aver scaricato il prodotto era salito sul silos utilizzando una delle scale di ferro della struttura per chiudere un coperchio di metallo rimasto aperto e per evitare che il prodotto si bagnasse con la pioggia. E proprio nel fare questo Giovannini, che da tempo si occupava di rifornire l’allevamento di Villa Lempa, era precipitato. Le indagini avviate dopo l’infortunio mortale - e portate avanti dalla squadra di polizia giudiziaria della Forestale - evidenziarono il mancato rispetto di alcune norme riguardanti la sicurezza sui posti di lavoro. Prima il pm Serena Bizzarri e poi la collega Irene Scordamaglia indagarono i due Amadori e la Boschetti per omicidio colposo e, nel 2011, il gup Marina Tommolini dispose il rinvio a giudizio. Nel corso del dibattimento davanti al giudice Veneziano è emerso come le norme di sicurezza in quel sito non fossero state rispettate e come la Amadori conoscesse bene il problema di quei silos, tanto da aver commissionato dei lavori di sostituzione dei coperchi che però non avevano eliminato il difetto per il quale accadde l’incidente mortale. La vittima, Remo Giovannini, non era direttamente dipendente di Amadori, ma la sua azienda – la Agroavicola Abruzzese – faceva capo alla Gesco Srl, che a sua volta faceva capo alla Amadori Finanziaria. Insomma, si trattava comunque di un lavoratore che agiva nell’ambito del gruppo e i cui tempi e modi di lavoro erano condizionati dalla politica industriale dell’Amadori.(d.v.)