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Pescara, 15/06/2026
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Data: 25/11/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Chiodi: non mi candido ma le liste le faremo noi «Resto presidente della Regione. Questa volta spetta alla classe dirigente abruzzese del Pdl scegliere chi mandare in Parlamento, altrimenti liberi tutti»

PESCARA Presidente Chiodi, si candiderà alle elezioni politiche della prossima primavera? Primo: non esiste che uno si candidi; semmai ci deve essere qualcuno che ti candida. Secondo: io sono il presidente della Regione Abruzzo e resto a fare il presidente della Regione Abruzzo. Se qualcuno le chiedesse di candidarsi cosa farebbe? Ci sarebbe un problema collegato al fatto che voglio portare a compimento i processi di riforma della Regione, che sono ormai un modello riconosciuto a livello nazionale, e cioè migliorare la sanità: dal punto di vista non solo dei conti, come ci è stato riconosciuto dal tavolo di monitoraggio del governo, ma anche della cosiddetta sanità percepita. Quindi, anche se le proponessero una candidatura al Parlamento la sua risposta sarebbe un no? Anche nel caso di una proposta, avrei molta difficoltà ad accettarla. Ma c’è un aspetto della questione che vorrei fosse chiaro: nessuno pensi, questa volta, che le candidature in Abruzzo si decidano a Roma. Perché? Per due ragioni. La prima. I sondaggi più recenti di Piepoli e di altri istituti hanno evidenziato che il Pdl in Abruzzo ha, forse, la più alta percentuale in Italia: 8 punti sopra la media nazionale. Siamo ancora il primo partito della regione. Questo significa che la classe dirigente abruzzese del Pdl ha una dignità molto elevata nel partito e che, quindi, deciderà autonomamente le candidature al Parlamento. La seconda ragione qual è? Abbiamo dimostrato con i fatti quello che si deve fare anche a livello nazionale, cioè come ridurre le spese e abbassare la pressione fiscale. Quindi, anche per questa seconda ragione, ci poniamo con forte credibilità all’interno del Pdl nazionale. Insomma, con noi si devono fare i conti. Non sarà accettabile, questa volta, la logica della scelta delle persone da candidare in base alle correnti, con punti di riferimento nazionali. Se queste condizioni non fossero soddisfatte, che cosa succederebbe nel Pdl abruzzese? Tutti quanti rivedremmo le nostre posizioni. Ognuno farebbe le sue scelte, ognuno sarebbe libero di andare per la sua strada anche in base a scelte di sistemazione personale. Quindi, uscendo dal Pdl e candidandosi con altre liste? Ognuno sarebbe libero di fare le sue valutazioni. La cosa importante è che gli abruzzesi decidano il loro destino senza padrini. In questo caso, naturalmente, la nostra classe dirigente si assumerebbe una responsabilità maggiore perché non potrebbe più accampare la scusa di aver obbedito a diktat nazionali. Cosa pensa dell’attivismo al centro, anche in Abruzzo, di Casini che sembra aver portato dalla sua parte esponenti politici del centrodestra come Nicoletta Verì e Giorgio De Matteis? C’è sempre stato questo movimento al centro in prossimità di appuntamenti elettorali. Questo dinamismo, tra virgolette, di componenti e personaggi, a volte, è funzionale a candidature, altre volte, è funzionale a un allargamento dell’elettorato di riferimento. Se questo secondo obiettivo ha una sua dignità, il primo aspetto del fenomeno sta lì a significare che non c’è nulla di nuovo sotto il sole e rientra nella categoria dei soliti comportamenti opportunistici. E’ favorevole o contrario alle primarie nel Pdl? Le primarie sono uno strumento, non sono una panacea. Non è più il momento dei compromessi, ma del coraggio. Coraggio nell’abbracciare una rivoluzione liberale e sussidiaria. Per farla servono persone che ci credano. Quindi, ci vuole anche coraggio nella scelta di queste persone. Oggi noi corriamo un duplice rischio. Quale? Da una parte, il rischio di diventare la gattamorta del centrismo; e dall’altra il rischio di trasformarci in un partito di opposizione radicale perdendo così l’elettorato moderato che non ama il lepennismo. Per evitare questo doppio rischio ci vuole il coraggio di fare questa rivoluzione liberale e sussidiaria. Per chi voterà alle primarie? Per Angelino Alfano che ha tutte le caratteristiche per incarnare questa rivoluzione.

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