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Pescara, 15/06/2026
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Data: 25/11/2012
Testata giornalistica: Il Tempo
Il Pd vota. E il Pdl non sa più che fare. La strada verso il suicidio di Mario Sechi

Che cosa sta succedendo? Una cosa grave ma non seria: il Pdl fa il gioco politico dell’oca e corre a marcia indietro tutta verso il ritorno di Berlusconi, una probabile scissione in più tronconi e una Caporetto alle elezioni di marzo 2013. Ieri Berlusconi ha detto che sta pensando di tornare in campo. In realtà nella sua mente in tribuna non ci è mai andato, si è preso solo una pausa e ora torna a fare quel che fa da sempre: un altro «signore e signori si cambia». Senza cambiare mai chi sta al volante della macchina da vent’anni, lui. E le primarie? Bel dilemma. Dopo averle deliberate, sono in bilico. E questo proprio nel giorno in cui il Pd celebra il suo bagno democratico. Conseguenze probabili? La frantumazione di quel che resta del partito. Angelino Alfano è stato martellato dal fondatore e dai suoi fedelissimi e se le primarie vanno in archivio, la spaccatura sarà inevitabile. Gianni Alemanno ha subito chiarito il concetto: «Un nuovo cambiamento di rotta non potrebbe non provocare reazioni molto forti». Traduzione: se Silvio fa il padre padrone, ce ne andiamo. La destra romana ha sempre mantenuto una sua autonomia, una sua base elettorale, preferisce costruire una sua nuova avventura in un partito di stampo conservatore e nazionale, piuttosto che farsi logorare dal Cavaliere. È uno dei punti che Berlusconi ha mal calcolato sia sul piano della comunicazione che dei consensi. A un certo punto, il potere logora anche chi ce l’ha. Il centrodestra italiano vive una crisi profondissima, resta legato mani e piedi al suo aggregatore di vent’anni fa, Berlusconi, ma senza uno strappo difficilmente sopravviverà a se stesso. In Francia l’Ump si sta lacerando, ma la destra è viva e il partito di Marine Le Pen rappresenta comunque un’area di consenso e un approdo per molti. Nel Regno Unito i conservatori di David Cameron governano, così come i Democratici cristiani di Angela Merkel in Germania. In Italia non c’è niente di tutto questo e mai ci sarà se non si chiude una stagione. Doveva farlo Berlusconi, favorendo successione ed elezioni primarie ordinate, aperte, democratiche. Nada de nada. Prevale una sola parola: «Fermiamoci». Che in questo frangente della storia ha un altro significato: «Suicidiamoci». Tanti auguri.

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