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Pescara, 15/06/2026
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25/11/2012
Il Centro
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I lavoratori precari arrivano a 4 milioni. Studio Cgil, su dati Istat, sull’«area del disagio». Un dato aggravato dal fatto che dal 2008 la disoccupazione è cresciuta |
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ROMA Il precariato cresce a dismisura, allargando la sofferenza sociale a dimensioni inimmaginabili. Sono oltre 4 milioni i lavoratori che nel 2012 si trovano in «area del disagio», dipendenti cioè a tempo determinato e occupati stabili in part time non per scelta ma perchè non hanno trovato di meglio. Sono in aumento di 718.000 unità (+21,4%) rispetto al 2008. E’ quanto emerge da una ricerca Ires Cgil su dati Istat riferiti al primo semestre di ogni anno. «Un quadro drammatico quello che emerge dalla ricerca - afferma la Cgil - considerando anche che dal primo semestre 2008 al primo semestre 2012, l’occupazione è notevolmente calata in valori assoluti, passando da 23 milioni 376 mila a 22 milioni 919 mila (- 45 mila, pari a -2%), nonostante il numero delle persone in età di lavoro sia aumentata di circa 500 mila unità». Questi numeri spiegano il costante e davvero preoccupante peggioramento delle condizioni di lavoro. Anche chi è occupato, infatti - rileva lo studio dell’Ires - lavora meno di quanto vorrebbe e a condizioni diverse da quelle auspicate. «Altro che choosy» (cioè schizzinosi, il termine usato dal ministro del Lavoro Elsa Fornero a proposito che disoccupati e dei giovani che non si vogliono accontentare). I dipendenti stabili a tempo pieno calano di 544 mila unità (-4,2%) e gli autonomi full time di 305 mila (- 6,1%). Se si aggiunge il calo dei part time stabili volontari (-215 mila) si supera il milione di persone. Aumentano invece i lavori involontari, quelli che si è costretti ad accettare. Del resto anche i dati delle comunicazioni obbligatorie parlano chiaro, nel 2012 solo il 17,2% delle nuove assunzioni è a tempo indeterminato. »Meno lavoro, peggioramento delle condizioni e diminuzione delle ore lavorate sono la realtà che emerge dall’indagine« commentano il presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni e il segretario nazionale della Cgil, con delega sul mercato del lavoro, Serena Sorrentino. «Un dato molto grave - aggiungono - che mette fine alla propaganda sulla cosiddetta scelta personale dei lavoratori è che il 93,2% dei lavoratori a termine e dei collaboratori dichiara che vorrebbe un lavoro stabile, mentre come è ovvio tutti i part time involontari vorrebbero un tempo pieno. All’area del mancato lavoro (disoccupati, scoraggiati e cassaintegrati) si aggiunge, quindi, quella del disagio nel lavoro. Un bacino enorme di persone, una fotografia purtroppo realistica e drammatica della realtà». Secondo Fammoni e Sorrentino, questo quadro «è sicuramente determinato dalla crisi, ma anche e in modo evidente delle scelte sbagliate fatte per contrastarla che producono effetti insopportabilmente negativi sull’occupazione. È la conferma, basata su dati di fatto, di un giudizio severo e negativo sull’operato del governo». «E la legge 92/2012 di riforma del mercato del lavoro - aggiungono - , in particolare su precarietà ed ammortizzatori sociali, è del tutto inadeguata ed ancor più paradossale appare il taglio che si annuncia nella legge di stabilità degli ammortizzatori sociali: due fattori che aumenteranno ulteriormente quest’area di disagio».
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