Iscriviti OnLine
 

Pescara, 15/06/2026
Visitatore n. 754.976



Data: 25/11/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Anche sulle Province abbiamo scherzato di Mauro Tedeschini

La montagna della politica ha partorito l’ennesimo topolino: tutto il can can sull’abolizione delle province sta finendo nel nulla, come ha chiarito l’altra sera il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a Montesilvano. La norma, come spesso accade in Italia, si è persa nei meandri del Senato e se anche dovesse trovare la strada per uscirne, cosa altamente improbabile, finirebbe nel binario morto di Montecitorio, dove incombe la fine della legislatura. Ergo, se ne riparlerà (forse) con il prossimo governo, da maggio in poi, probabilmente ripartendo da capo, a ennesima dimostrazione di quanto andiamo dicendo da tempo: l’unico taglio possibile era l’eliminazione di tutte le province, poiché in questo che, oltre che il Paese dei campanelli, è anche il Paese dei campanili, era evidente che le gelosie tra una città e l’altra avrebbero finito per bloccare tutto. E così prendiamo nuovamente atto che tutte le norme congegnate per sfoltire la pletoricamacchina politico-amministrativa (il taglio dei parlamentari? Campa cavallo...) naufragano regolarmente, mentre le leggi che incidono sul reddito dei povericristi vengono approvate alla velocità della luce. Grillo ringrazia e si appresta a incassare, non appena si andrà al voto. Ma non voglio eccedere nel pessimismo e cerco di vedere anche la parte del bicchiere mezza piena. Provando a pensare, per esempio, che le primarie del centro-sinistra che si tengono oggi siano l’inizio di una grande stagione di partecipazione popolare che, passando per analogo rito del Pdl, ci portino al voto del 10 marzo, con la Politica con la ’P’ maiuscola a riprendersi il ruolo che le spetta. E’ possibile che tutto ciò avvenga? Gli americani dicono «augurati il meglio, ma preparati al peggio». Il meglio che ci possiamo augurare è che le primarie portino una ventata di giovane entusiasmo nei partiti, al di là della carta d’identità del vincitore. E questo, bisogna riconoscerlo, sta in parte avvenendo: in tutt’Italia, Abruzzo compreso, si sono avvicinate alla politica persone della cosiddetta società civile, che hanno capito che è finito il tempo di delegare ad altri la gestione della cosa pubblica. Il peggio, invece, è che ci ritroviamo a marzo con il solito Parlamento privo di una vera maggioranza. O, comunque, con un governo talmente precario da dover mediare ogni decisione con mille interessi particolari, con il rischio di riguadagnarci il ruolo di zimbello d’Europa. Chi scrive ritiene che, come antidoto a questo rischio evidente, sarebbe una buona idea spedire al Quirinale una persona rigorosa e stimata come Mario Monti, che bene o male sta ultimando il lavoro di commissario straordinario a Palazzo Chigi. So che, tra chi legge queste righe, molti non sono d’accordo. Ma anche questo è il bello della democrazia. Buona domenica.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it