Sulle motivazioni di questo cimento tutti e cinque i candidati concordano. L’impresa poteva apparire fuori tempo e invece non sembra esserlo, a giudicare dalla centralità mediatica che ha assunto questo evento e dai primi dati di partecipazione che fanno registrare oltre un milione e mezzo di pre-iscrizioni al voto. Senza o con il successivo ballottaggio, già stanotte si potrà capire verso quale modello di premiership ci si sta avviando, ammesso che alle prossime elezioni politiche vinca lo schieramento guidato dal Pd.
BALLOTTAGGIO
«Non ho paura del ballottaggio». Lo ha detto per primo Bersani. Poi Renzi. Entrambi ritengono probabile lo spareggio finale del 2 dicembre. Ma il leader del Pd sa che può vincere al primo turno e Vendola spera di sparigliare.
FUORIONDA
«Tanto, se perdo, porto un po’ di miei in Parlamento». L’ha detto Renzi alla radio. Mentre Giorgio Gori, il suo spin doctor, riuniva a pranzo il primo nucleo di renziani interni all’universo viale Mazzini e Saxa Rubra, dove notoriamente tutti sono sempre alla ricerca di sponsor politici. Per quanto riguarda la tivvù, secondo Tabacci, Sky ha battuto la Rai grazie al multiplo faccia a faccia tra i magnifici 5. Ma in generale, i palinsesti sono stati generosi con le primarie. Anche per non farsi surclassare da Twitter.
CAYMAN
La scivolata di questa corsa. La polemica più aspra di una gara dominata da un relativo fair play. Il finanziare David Serra, con propaggini nei paradisi fiscali, è diventato agli occhi degli avversari il simbolo di certi ambienti che starebbero dietro a Matteo. Il quale ha risposto che nessuno, in campo economico-finanziario, può dare lezioni di moralità. Ma il caso Serra, insieme alle accuse di sforare i tetti di spesa per le primarie, gli è costato abbastanza.
PERSONALISMO
Ognuno ha puntato sulla propria biografia. Bersani alla pompa di benzina del papà. Renzi il giovane sfrontato che ribalta la sinistra con un’altra sinistra (la sua). Puppato la provinciale di buon cuore e politicamente corretta. Vendola il narratore del contro-potere. Tabacci la serietà. Nessuno di loro, sui vari palchi, si è fatto accompagnare da altri esponenti di partito.
CASTA
Nel giocare questa carta trendy, Renzi il più passionale. No ai vitalizi, no ai privilegi, eccetera e eccetera. Anche gli altri lo dicono, ma poi si dilungano sui «problemi profondi del Paese»: il lavoro anzitutto.
ROTTAMAZIONE
Il tormentone. Veltroni ha annunciato che si ritira, D’Alema ha detto che lo potrebbe fare, se non vincerà Renzi. Il derby è stato tra rottamazione e innovazione senza strappare le radici (Bersani) e poi però il tema s’è inabissato per riaffacciarsi ultimamente.
VINCERE
Il verbo «perdere» fino a dieci giorni fa era assente dal lessico di Renzi e poi ha cominciato ad affacciarvisi. Bersani ha assunto fin dall’inizio il format tranquillo del vincitore, anche addormentando il gioco quando gli serviva. Vendola ha cercato di giocare nella prima fascia, dicendo: «Io alle primarie vinco sempre». Puppato e Tabacci hanno già vinto, facendo il pieno di visibilità e mostrandosi nella serietà che li contraddistingue.
REGOLE
Un tormentone. Al tavolo delle regole, Renzi non è riuscito a far passare procedure meno farraginose, poi è partito nella polemica su queste regole ma si è bloccato dopo poco sulla base di questo ragionamento: più dico che è difficile votare e meno gente viene a votare.
MONTI
Nessuno dei cinque, a parte Tabacci, ha fatto il montiano in questa corsa. Vendola e Puppato i più anti. Renzi e Bersani tiepidi con il governo attuale, senza criticarlo con troppa enfasi.
GRILLO
Citato il meno possibile da tutti, ma l’anti-grillismo - nel senso del ritorno a una politica non illusoria e nel fastidio per l’estremismo verbale - è un po’ il quid di questa battaglia. Il leader del movimento 5Stelle alla fine ha fatto il suo anti-endorsement su Renzi: «L’ebetino di Firenze è una faccia di bronzo e un arrampicatore istituzionale».
DONNE
Non sono state primarie per donne. L’unica, Puppato. La quale, però, soltanto alla fine ha posto al centro della sua campagna la questione femminile («Donna è meglio»). Lo poteva fare prima, avrebbe drenato più consensi.
HOLLANDE
Bersani guarda al presidente francese (ma Vendola lo ritiene un «Golia socialdemocratico, e io sono il Davide che lo batterà»). Renzi si sente Obama (ma Rosy Bindi lo considera «un fenomeno di degenerazione della politica»). Tabacci si ispira a Merzagora e nessuno obietta. Vendola è il Che di Terlizzi e vabbè. Puppato è Puppato o Tina Anselmi.
INCIUCIO
Se questa categoria fosse stata assente dalle primarie, sarebbe stato il massimo. Purtroppo ci si è affacciata un po’ - Renzi: «Nessun inciucio con Casini» - ma senza oscurare il discorso vero. Quello delle alleanze: vocazione maggioritaria del Pd (nonostante non andò bene con Veltroni) o necessità di dialogo con il centro? Anche questo divide i due principali concorrenti. Che in caso di ballottaggio, mercoledì si sfideranno sulla Rai: uno contro uno.