Il leader aspetta lo spoglio a Piacenza «Giornata strepitosa, l’ho voluta io» Rinviato all’ultimo il ritorno a Roma
«Dimostreremo chi siamo»
PIACENZA A Pontenura ha vinto Bersani: 267 a 213. Non che Pontenura sia il centro del mondo, ma lì il sindaco è renziano, e allora i bersaniani di Piacenza e provincia esultano: «Ottima notizia». Non così ottima come quella che arriva da Bettola, paese del segretario: 222 a 35. Ma era scontato. Bersani doveva correre a Roma per dire la sua sulle primarie, a metà pomeriggio invece ha deciso di rimanere a casa. Forse per godersi il cappotto dato al sindaco di Firenze fra le mura domestiche.
Lui, il segretario, dice che è andata meravigliosamente: «Sono stracontento». In parte per la «grande partecipazione», in parte per «l’organizzazione perfetta». E anche perché a urne chiuse può scoccare qualche freccia: «Ho sentito che Renzi mi ha ringraziato per aver accettato la sua proposta di fare le primarie. Eh no, questa non la faccio passare: le primarie le ho volute io, e ho voluto pure il ballottaggio senza il quale oggi sarei stato il vincitore». Ma è l’unica goccia di veleno per il sindaco di Firenze: «Ha dato grande vivacità alle primarie, bisogna dargliene merito». Parla di «giornata strepitosa». «Non me la si rubi», insiste, «perché l’ho voluta io. Dimostreremo chi siamo, daremo una mano al Paese, abbiamo fatto un regalo al Paese».
Il Bersani Point di Piacenza è in un negozietto del centro, una vetrina con le foto di Pier Luigi che stringe mani e parla in qualche comizio. Il Comitato Renzi è qualche decina di metri più avanti, in quello che era un bar. Dicono che sabato, a campagna conclusa, hanno festeggiato insieme in piazza. Sarà. Adesso nel covo bersaniano il fair play scricchiola: «Quelli di Matteo hanno portato a votare quelli del centrodestra». Paola De Micheli, parlamentare, malgrado il passato da democristiana che le imporrebbe un certo aplomb esulta come si fa nei derby al risultato di Piacenza, città e provincia: «Siamo oltre il 50 per cento».
Bersani arriva da Bettola dopo le 23, giusto il tempo di guardare in tv la sconfitta della Juve e accertarsi che la vittoria al primo turno non è arrivata: «Ma chi ha mai detto che poteva arrivare? Il mio è un risultato buonissimo, di più era difficile immaginare». Adesso chiederà il voto dei Vendoliani? «Non funziona così. Io continuerò a dire le mie cose, non ci saranno tavoli, o tavolini, o campagne acquisti. Nichi ha avuto un buon risultato viste le condizioni di partenza, e deve esserne contento».
Nel seggio dove ha votato al mattino, quello di via XXIV Maggio, ha battuto Renzi 580 a 401. Si era appalesato con la moglie al fianco e le due figlie sorridenti. Nel resto della città è stato davanti al rivale malgrado l’amatissimo ex sindaco, Roberto Reggi, abbia spostato tutte le sue truppe sul rottamatore per il quale ha coordinato al livello nazionale la campagna elettorale. Però queste sono più che altro beghe locali, dispute di cortile inevitabili nelle contese interne. Conta capire se il 45 per cento nazionale sia per il segretario una mezza vittoria o una mezza sconfitta. Lui ribadisce che è una vittoria piena. E anche uno schiaffo a Grillo e al grillismo: «C’è modo e modo di volere il cambiamento. Oggi è stato dimostrato che il nostro modo agli occhi degli italiani è credibile, non ne possono più degli uomini suoi al comando, dei profeti». Ce n’è anche per Berlusconi e per il Pdl allo sbando: «Li capisco, non è facile passare dall’impero alla democrazia, e mi spiace che Alfano sia in difficoltà. Spero che le primarie le facciano anche loro, sarebbe utile al sistema». E se il Cavaliere tornerà in gara? Nessuna paura: «Questa volta gli italiani non gli credereanno più».
Squillano i cellulari dei dirigenti costretti a fare i conti sempre con la stessa domanda: «Ce la facciamo?». E non si capisce se farcela significhi, per i bersaniani, evitare il ballottaggio o avere più voti di Renzi. Stefano Cugini, consigliere comunale a Piacenza, alle scorse primarie era con Franceschini contro Bersani. Adesso è per Bersani contro Renzi: «Qualche ferita fra di noi magari rimarrà, ma sono molti di più i benefici di questa giornata». Però non c’è l’aria eccitata che ci si aspetterebbe. Semmai stanchezza. Bersani è appena arrivato al comitato e sul cellulare di Cugini arriva un sms: «Dopo una giornata di trincea al seggio di Vigolzone, vag in let, vado a letto. Buona notte».