FIRENZE «Basta con questa storia che ho preso i voti di destra. Guardate che risultati ho fatto nei rossissimi comuni intorno Firenze come Pontassieve e Castelfiorentino!». Matteo Renzi lascia la sede dell’Arci dove ha appena votato ben dopo le otto di sera, ora di chiusura dei seggi. Sul suo iphone cominciano ad arrivare i primi risultati, mentre in fila ci sono ancora oltre cinquecento persone che si sono registrate, ma che devono ancora votare. Renzi si scusa con tutte, o quasi, mentre esce e attacca i dirigenti del Pd fiorentino per «non aver voluto qualche seggio in più».
I dati dicono subito al sindaco di Firenze che sarà ballottaggio e il cambio di marcia della campagna elettorale, in vista della sfida con Bersani, è immediato e ancora più palese quando poco dopo le dieci e mezzo di sera si presenta a Fortezza da Basso. Renzi entra dal fondo del teatro che ospita il comitato elettorale, e guadagna il palco come una rockstar. Si leva il giubbotto di pelle e in maniche di camicia, ovviamente bianca, attacca coloro che sui giornali descrivono «noi di destra e gli altri di sinistra», mentre «noi abbiamo vinto nelle regioni rosse» e nonostante la Camusso sia intervenuta «contro uno» e «a seggi aperti». Malgrado il divario non sia quello sperato dai collaboratori più ottimisti, Renzi definisce «un successo quello che abbiamo fatto da soli». «Non ci davano nemmeno al ballottaggio. Hanno detto che avrebbero vinto al primo turno e invece ora si ricomincia». «Si riparte da zero a zero. In una settimana ci giochiamo tutto», attacca il sindaco mentre fan e supporter non smettono di spellarsi le mani.
Il sindaco non si concede alle domande, ma dal palco ringrazia Vendola, Tabacci e la Puppato e in particolar modo Bersani che «ha accettato la sfida delle primarie», mentre «non sento più parlare chi nel Pd le contestava». Con «il 2% dei segretari provinciali e il 3% di parlamentari abbiamo fatto il 40% di elettori del centrosinistra», rivendica il sindaco quasi a voler mettere le mani avanti in vista di un possibile riequilibrio interno al partito e in Parlamento.
Malgrado la contrarietà per le lunghe file e la ressa che ha assediato piazza Ciompi, sede del seggio di Renzi nel giorno del tradizionale mercatino dell’antiquariato di fine mese, il sindaco di Firenze è soddisfatto.Stringe mani e si concede ai supporter e quando passa per le strade o entra nel teatro della Fortezza, si muove come il miglior Berlusconi della campagna elettorale del 2001. I voti del Cavaliere Renzi non li ha disprezzati. «Per votare per lei ho dovuto litigare - gli racconta una signora impellicciata appena uscita dal seggio - non mi volevano far votare perché sono di destra». Infortuni, forse, della provincia che rende tutti noti. Da oggi però si cambia e quando Renzi oggi a palazzo Vecchio incontrerà i suoi più stretti collaboratori il mutamento di passo e la virata a sinistra sarà più chiare. Obiettivo conquistare il maggior numero di consensi tra i quattro milioni di iscritti. «Se vinco io, Berlusconi non sarà in campo», sostiene e comunque vada nella sfida con Bersani, assicura che sarà al suo fianco per «cancellare la brutta pagina del governo-Berlusconi». Un attacco al Cavaliere deciso e che si unisce alla veemenza con la quale Renzi critica coloro che dicono che «abbiamo preso i voti della destra».Comunque sia ora gli elettori, circa quattro milioni, ci sono e si conoscono e quindi «si riparte, dalle realtà dove è andata peggio». «Se fossimo a Sanremo avremmo già vinto il premio della critica, ma noi vogliamo il Festival», ribadisce dal palco del teatrino Lorenese. Fuori, sulla ghiaia della Fortezza da Basso è parcheggiato il camper usato nella campagna elettorale. Il sindaco lo sbircia mentre entra nel teatro «Ha il pieno ed è pronto a ripartire», sostiene uno dei tanti supporter del sindaco che controlla il mezzo da vicino.