Le regole fanno arrabbiare tanti: troppo rigide. Ma pochi si scoraggiano.
Per chi accetta la sfida della rottamazione e si rimette in gioco nelle urne delle primarie. Ma alla signora Anna Ahrem poco importa di offendere i volontari al lavoro da ore sotto il gazebo di piazza del Popolo (dove ha vinto Renzi) e attaccare il sistema scelto dal centrosinistra per selezionare il candidato premier. Lei ha fatto la fila senza poter votare ed è arrabbiata. «Abito a cento metri da qui, ma il mio seggio elettorale è altrove. Vado a piedi a Milano pur di votare Renzi ma le vostre regole sono ridicole. Non siamo qui per le elezioni nazionali. E allora, qual è la ragione di tanta rigidità?». Provano a spiegarle che queste regole sono una garanzia per tutti, «dobbiamo essere sicuri che lei non vada a votare in altri seggi». La signora scuote la testa, «stupidaggini, lo fate per scoraggiare chi vuole scegliere il nuovo».
Un’accusa ricorrente, «un pregiudizio di molti», gli scrutatori con pazienza ribattono. «Abbiamo dovuto mandar via tante persone. Si presentano con la tessera, il documento, la registrazione fatta online già stampata. Ma la loro sezione non è qui e non possiamo accettarli». Molti se ne vanno sbuffando, altri protestano per la cattiva informazione e rinunciano. «Forse si è un poco esagerato, ma meglio così che rischiare confusione e sospetti».
LE CODE
Cinque firme, due documenti a volte anche doppia fila. Ci vuol pazienza, «è la fatica della democrazia», Claudia, fan di Bersani, in attesa da 30 minuti al gazebo di piazza Zama, è al secondo tentativo, ci ha provato in mattinata «ma c’era una folla pazzesca». Il popolo del centrosinistra a Roma e in tutta Italia di pazienza ne dimostra tanta e a parte qualche protesta per la complessità del meccanismo si mette in coda con la voglia di partecipare, discute serenamente di svolte e continuità, scommette sulla politica e smentisce quanti la vedono già sconfitta. Giovani e anziani, c’è il diciottenne come il centenario, la famiglia con passeggini al seguito e la signora con la badante, lo straniero con il permesso di soggiorno (a Prato si presentano al seggio una trentina di cinesi), il fedelissimo del Pd e chi non ha mai votato a sinistra. «Non l’ho mai fatto», spiega Anna con le sue due bambine di quattro anni per mano. «Vorrei che continuasse Monti, ma dubito che sarà così. E allora voto per Renzi, il più vicino alle mie idee, dal momento che sono convinta che alle elezioni vincerà il centrosinistra». «Io sono qui per Vendola», Ornella Cortese ha 77 anni. «Alla mia età sono ancora combattiva e aspetto una bella svolta». Ci vuole pazienza, tanta, e sacrificio. Una fila lunga così alle sette di sera a piazza Zama, tanto che gli autobus faticano a entrare al parcheggio. «C’è chi sta facendo il giro di Roma per capire dove deve votare. Ma c’è un grande desiderio di esserci. Ho visto persone che in sezione non hanno mai messo piede, gente del quartiere. Fanno al coda e sorridono. Una possibilità di uscire dal tunnel c’è», Teresa Balarni, bersaniana convinta, ha appena depositato la sua scheda in via Zabaglia, a Testaccio.
GLI INFILTRATI
«Queste regole servono anche a evitare che votino estranei, persone che non hanno niente a che fare con il centrosinistra», ripetono gli scrutatori a chi borbotta. Non è così. «Vedo tanti militanti del centrodestra, non semplici elettori», è sorpresa Simonetta Nicolai, presidente del seggio di Vigna Stelluti. «Firmano un po’ seccati il programma, votano Renzi, se vince Bersani non voteranno poi per il centrosinistra». A Roma Nord ci sono parecchi insospettabili, una di questi è Simona Ferri che ammette: «Sempre stata di destra, ma scelgo Renzi. Non vedo più una grande differenza in quello che dicono da una parte e dall’altra». Maria Carla Pelosi, un’altra fan del giovane sfidante, «delusa dal centrodestra, spero che lui possa rappresentare un cambiamento per l’Italia». Al seggio di Marconi, invece, alcuni renziani avrebbero rifiutato di firmare la dichiarazione di elettori di centrosinistra. «Se non passa Renzi un altro candidato non lo votiamo». Schede negate a questi aspiranti elettori.
I DELUSI
Paola, casalinga, si è presentata al seggio di Testaccio. Ma non risiede a Roma, come tutti gli altri fuorisede deve votare a piazzale Aldo Moro, di fronte all’università. «Che delusione! Ci rinuncio, fino a laggiù non arrivo». Emanuele, 26 anni, bersaniano, ci tiene a sostenere il suo candidato e fa lo sforzo di muoversi in un altro quartiere, «è la forma di partecipazione più ampia che abbiamo, altrimenti si cade nell’anti-politica». Molti giovani che votano per la seconda volta cambiano leader. «Bersani mi ha deluso», spiega Alessandro 22 anni, studente di Economia. «Ora voto Vendola perché voglio cambiare la faccia dell’Italia». Ci ripensa anche Luca Gallino, 23 anni, tra gli scrutatori di Testaccio. «Ero con Bersani, ora non più. Dobbiamo ringraziare Renzi se queste primarie sono così movimentate, altrimenti sarebbero state una noia». E invece ai seggi di via Zabaglia c’è stato «un flusso ininterrotto, dalle 8 di mattina. Un bel movimento di massa», per il vicesegregretario della sezione Pd, Piero Ponti. Coinvolge un po’ tutti. La centenaria Angela Martinelli che dopo il voto al seggio di via Terni offre il caffè ai volontari. Il marxista «fan di Tabacci», il cinquantacinquenne conquistato «dalla Pupato dopo averla vista in tv». In questa bella giornata di sole Teresa vede «un po’ di speranza in più».