Mentre Silvio Berlusconi pensa a un nuovo predellino - «Giovedì annuncerà il suo ritorno in campo», profetizza l’ex direttore del Tg4 Emilio Fede - arrivano le candidature ufficiali alle primarie del Pdl. Gli sfidanti sono sette, anche se uno di loro, Giancarlo Galan, ha annunciato che non correrà più. Da parte sua, Berlusconi dovrebbe «chiarire» le sue intenzioni entro un paio di giorni: creare una nuova Forza Italia e poi «allearsi» con il Pdl oppure annunciare la sua ricandidatura (con il Pdl o il nuovo partito) a Palazzo Chigi, rischiando la scissione di una parte di ex An? In attesa che parli l’ex premier, il clima a via dell’Umiltà è incandescente. Intanto dai 19 nomi che si erano prenotati a candidarsi alle primarie, gli sfidanti sono rimasti 7: il segretario Angelino Alfano, l’ex ministro Giorgia Meloni, la fedelissima di Berlusconi, Michaela Biancofiore, il leader dei Formattatori e sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo, l’ex sottosegretario Guido Crosetto, la «pasionaria» Daniela Santanchè e, appunto, Giancarlo Galan. Gianni Alemanno ribadisce la necessità che le primarie si svolgano: «Secondo me non è razionale che Berlusconi torni in campo. Si è chiuso un ciclo e mi auguro che Alfano non torni indietro perché le primarie vanno fatte» ha detto il sindaco di Roma a Domenica In. È stato netto: «Sulle primarie non si deve tornare indietro e secondo me è sbagliato che Berlusconi partecipi. Penso che si debba andare oltre Berlusconi e aprire una fase nuova». Attacca anche l’ex sottosegretario, ex An, Andrea Augello: «Non è mia abitudine girare intorno alle cose e la verità è che su questa partita delle primarie si è consumata una farsa inaccettabile. Decine di migliaia di cittadini in ogni parte d’Italia hanno firmato per poter scegliere il futuro leader del centrodestra. Ora si vuole fermare questo processo con un colpo di mano. Non sono disponibile ad abbassare la testa per un dinosauro virtuale». Per questo da oggi riprenderà un sit-in convocato a oltranza sotto la sede del Pdl in via dell’Umiltà, a Roma. «L’ipotesi di sospendere le elezioni primarie paventata dal segretario Alfano è irricevibile - tuona il deputato del Pdl Fabio Rampelli - Il Pdl, attraverso le primarie, ha intrapreso un cammino di partecipazione e coinvolgimento degli elettori alle scelte che è irreversibile e i suoi sostenitori devono scendere in campo per fermare ogni eventuale retromarcia». Non usa mezzi termini Massimo Corsaro: «In questo momento il problema non è chi votare alle primarie del Pdl, ma scegliere tra un soggetto politico e una corte», dice il vicecapogruppo del Pdl alla Camera. Mentre il numero uno del partito a Montecitorio, Fabrizio Cicchitto, gioca l’ultima carta: «Arrivati a questo punto, bisogna avere l’esatta cognizione di due dati politici essenziali: in primo luogo, se è solo in discussione chi è il candidato a premier del Pdl fermo rimanendo l’orientamento del presidente Berlusconi a non ricandidarsi in questo ruolo, oppure se questo orientamento del presidente è cambiato. Però, stando a ciò che pubblicano da vari giorni gli organi di stampa, ci sarebbe l’intenzione di dar vita ad un nuovo soggetto politico distinto e diverso dall’attuale Pdl. L’esistenza o meno di questo dato politico va chiarito per la sua importanza». Cicchitto aggiunge: «È un errore il cosiddetto spacchettamento del Pdl in più formazioni politiche mentre invece c’è quello del suo profondo rinnovamento nel senso di superare le strozzature verticistiche, il metodo della cooptazione ed eventualmente potendosi arrivare anche al cambiamento del nome. Da questi ultimi punti di vista le primarie sono indubbiamente uno strumento molto positivo. Inoltre non bisogna mai dimenticare che in presenza di più partiti, ognuno dei quali impegnato a ricercare il consenso e a caratterizzarsi sul piano politico e programmatico, il rischio della concorrenza e della conflittualità è elevato. Al contrario invece di fronte alla sinistra sarebbe indispensabile l’unità di ciò che ha dato vita al Pdl e l’aggregazione di uno schieramento politico molto più vasto».