IL SETTORE del trasporto pubblico locale vive in Italia e nel Lazio un periodo di forte difficoltà che rischia di compromettere non solo l'efficienza dei servizi, ma la stessa competitività e le possibilità di sviluppo delle imprese. Molti i motivi. Innanzitutto la continua diminuzione dei contributi pubblici degli ultimi anni, accompagnata dal sempre maggiore ritardo con cui sono stati erogati, arrivando a superare anche i 12 mesi. Poi il rincaro dei costi, dal carburante alle manutenzioni. Si è aggiunta una grave carenza di governance del sistema del Tpl con confusione nei livelli di responsabilità. Ulteriori elementi di incertezza per enti locali e aziende sono derivati da una normativa di settore confusa e incoerente che ha favorito la logica nefasta dell'inseguimento delle emergenze. Occorre avviare una nuova fase di pianificazione verso un sistema unico e integrato di trasporto in cui le aziende diventino fattore di sviluppo e competitività del territorio. Si tratta di promuovere una politica industriale per il trasporto. La legge di stabilità approvata alla Camera prevede l'istituzione di un Fondo unico per il trasporto locale su gomma e ferroviario dove convergano le varie forme di finanziamento esistenti. I criteri e le modalità con cui trasferire alle regioni i fondi saranno definiti secondo parametri che attestino l'efficienza del servizio in modo da incentivare regioni ed enti locali a migliorare programmazione e gestione dei servizi. A prescindere dall'attuabilità e dall'efficacia da dimostrare della norma gli obiettivi sono condivisibili: dare maggior certezza in termini di risorse e promuovere una fase di programmazione pluriennale dei servizi di trasporto pubblico locale e di trasporto ferroviario regionale, rimodulando i servizi a domanda debole. Ottemperare alle prescrizioni previste implica un immediato impegno da parte del sistema di governance della Regione e in particolare dell'area metropolitana della Capitale. E' necessario incidere su coordinamento e integrazione tra operatori, sull'eliminazione delle duplicazioni e sulla rivisitazione dei modelli di esercizio. Occorre rilanciare con le aziende di trasporto un processo di pianificazione dei trasporti. Il punto di partenza non può che essere la previsione di remunerare gli investimenti, rimodulando i contratti di servizio sia nella durata che nel sistema tariffario. Esempi ci sono ma vanno messi a sistema. Il più significativo è la modifica del modello di esercizio avviata da Trenitalia che prevede il passaggio da un'offerta indifferenziata a livelli differenti per bacini di utenza. C'è molto da fare in termini di integrazione multimodale e tariffaria e di introduzione massiccia delle tecnologie per monitoraggio delle flotte, informazione agli utenti, biglietto elettronico. Per avviare il tutto è necessario che il trasporto regionale diventi elemento strategico nella gestione del territorio uscendo dalla logica settoriale e di breve periodo. Non va dimenticato che se il trasporto presenta costi unitari elevati è per una crescita disordinata e non pianificata delle aree urbane.