L’Ocse ribassa le stime del Pil italiano, prospettive nere per l’occupazione
Bersani annuncia la sua opposizione «Mi metto di traverso» Il ministro Balduzzi frena: servono nuove forme di finanziamento ma non sostitutive di quello pubblico
ROMA Nel giorno in cui l’Ocse taglia le stime del pil italiano, Monti prevede scenari foschi sulla sanità pubblica: la sostenibilità futura del servizio sanitario nazionale potrebbe «non essere garantita» se non si «individueranno nuove modalità di finanziamento per servizi e prestazioni». Previsione di ridimensionamento del welfare della sanità che apre alla privatizzazione del servizio universalistico che non passa certo inosservata, suscitando reazioni dure e preoccupate. Bersani promette di mettersi di traverso contro questa eventualità. La Cgil accusa direttamente Monti di voler «affamare la sanità per poi svenderla». Gli operatori della sanità, a cominciare dai medici, minacciano barricate mentre le Regioni temono per il futuro dei servizi ai cittadini. Monti è così costretto a una successiva precisazione provando a spostare il tiro sull’efficienza della pubblica amministrazione. Frena il ministro Balduzzi: il premier, spiega, ha parlato di «nuove forme di finanziamento« non di «diverse». Sanità pubblica nel mirino. Le parole di Monti erano state chiare. La sostenibilità futura dei sistemi sanitari nazionali «compreso il nostro di cui andiamo fieri - aveva detto - potrebbe non essere garantita se non si individueranno nuove modalità di finanziamento per servizi e prestazioni». Dopo pensioni e riforma del lavoro, il governo interviene su un altro pilastro del welfare di un Paese in recessione. «Non vanno bene i tagli lineari, ma bisogna mettere il cacciavite nella macchina. Se arriviamo a due sanità per chi ha più e chi ha meno, siamo al disastro sociale» ammonisce Bersani. Parole «gravi», così Monti «smantella la sanità pubblica» commenta Antonio Di Pietro. La Cgil è ancora più netta: «la ricetta di Monti che auspica più fondi privati - afferma Lamonica segretaria confederale - colpisce il diritto universale alla salute e alle cure garantito dalle risorse pubbliche, spalancando le porte al mercato assicurativo in sanità che curerebbe solo chi se lo può permettere». I sindacati dei medici si mobilitano: «non ci stiamo ad assistere impotenti a una morte annunciata» della sanità pubblica. I tagli, avverte anche l’associazione dei chirurghi «incidono più sulla reale qualità e sicurezza delle cure che sull’imponente e molto spesso inefficiente apparato burocratico-amministrativo». Per Cittadinanzattiva le parole di Monti «sono al limite dell’assurdo» e le Regioni ricordano che «al diritto alla salute non si può derogare». Monti poi precisa confermando: «Per il futuro è necessario individuare e rendere operativi modelli innovativi di finanziamento». Pil ancora in picchiata. L’Ocse (organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica) rivede al ribasso le stime per il Pil italiano nel 2012 e 2013 prevedendo una contrazione rispettivamente del 2,2% e dell’1% contro il -1,7% e -0,4% nel maggio scorso. Per l’Ocse la «crescita debole metterà ulteriore pressione negativa su occupazione, salari e prezzi». Se, dunque, queste previsioni dovessero realizzarsi «un ulteriore stretta di bilancio sarebbe necessaria nel 2014 per restare nel percorso di riduzione del debito privato». Palazzo Chigi reagisce con una nota ricordando che l’Italia «è stata in grado, fino a questo momento, di evitare lo scenario peggiore, in altre parole un circolo vizioso tra austerità e recessione». Nega che ci sia bisogno di una nuova manovra anche il ministro dell’economia Grilli aggiungendo che l’Italia avrà un bilancio in pareggio anche nel 2014. Poche ore prima tuttavia Monti stesso aveva confessato che «non sono tante le occasioni per me e per i ministri per guardare l’oggi con conforto e il domani con grande speranza». Ora l’obiettivo «è rivedere la luce». Non è convinta di queste parole Susanna Camusso, segretario della Cgil secondo la quale le stime Ocse sul Pil «sono coerenti con le nostre preoccupazioni sull’occupazione». Senza appello il giudizio di Fassina, responsabile economico del Pd: sono dati «drammatici», e serve «un’agenda progressista» perché il «prossimo governo riceverà un’eredità pesantissima dal governo Monti» con disoccupazione e deficit in crescita.