PESCARA La legge di stabilità arriva in Senato e per presentarla in commissione Bilancio, da cui proseguirà poi la sua strada verso l’aula di Palazzo Madama, la maggioranza che sostiene il Governo Monti ha scelto una coppia di relatori tutta abruzzese, quella formata dal democrat Giovanni Legnini e dal Pdl Paolo Tancredi.
Per Legnini non si tratta della prima volta. «Esatto -conferma il senatore di Roccamontepiano- , sono stato relatore di maggioranza per la finanziaria che ha concluso l’avventura del Governo Prodi, e mi ritrovo a vivere una situazione analoga a conclusione, di fatto, dell’esperienza del Governo Monti». Anche se in questo caso la maggioranza che è chiamato a rappresentare è meno omogenea, politicamente parlando, di quella che sosteneva Romano Prodi, visto che l’attuale esecutivo «tecnico» si regge sull’insolita intesa tra Pd, Pdl e Udc, talmente insolita che le leggi finanziarie o di stabilità vengono presentate, nei due rami del Parlamento, non da un relatore ma da una coppia di relatori, una per il centrosinistra e uno per il centrodestra, come a controllarsi a vicenda, come a testimoniare quanto gli opposti schieramenti si fidino poco l’uno dell’altro nonostante entrambi si ritrovino a tenere in vita (ancora per poco) Mario Monti e il team dei professori.
PROVINCE
L’altro relatore, il teramano Tancredi, ricorda come «oltre alla legge di stabilità approdino in Senato sei decreti da convertire in legge». Decreti non da poco: «Trattano di costi della politica, fondi per ricerca e innovazione, ponte sullo Stretto di Messina, Tfr degli statali, riordino delle Province, tributi post terremoto». L’ultimo tema interessa direttamente L’Aquila, il penultimo tutto l’Abruzzo: il celebre riordino delle Province, quasi lo avevamo dimenticato. Anzi: c’è chi non aspetta altro che i professori passino la mano per lasciarlo davvero nel dimenticatoio e tenersi poltrone e prebende.