Angelino Alfano non lascia il Pdl. E non andrà nel nuovo partito di Berlusconi. Se mai il Cavaliere deciderà di farlo visto che nelle ultime ore dubbi, consigli e sondaggi lo stanno convincendo a non andare avanti nel progetto. In questi giorni il segretario è stato a lungo assediato dagli uomini dell’ex premier che hanno cercato di convincerlo a entrare nella nuova «creatura». Spinti proprio da Berlusconi che lo vorrebbe con sè. Perché con l’ex ministro della Giustizia il Cav ha un rapporto umano che va al di là della politica. Un lavoro ai fianchi durato fino a lunedì sera quando il segretario si è riunito con alcuni parlamentari nel suo ufficio per decidere cosa fare. Sotto le sue finestre c’erano ancora gli echi della protesta dei giovani del Pdl – organizzati dagli ex An Andrea Augello, Giorgia Meloni, Fabio Rampelli, Roberta Angelilli – che chiedevano le primarie, dentro la sua stanza Franco Frattini, Maurizio Lupi, Raffaele Fitto, l’europarlamentare Mario Mauro. Riuniti per sapere che cosa voleva fare: cedere alle richieste di Berlusconi e sbarcare nel nuovo partito oppure restare e andare avanti con le primarie? Una discussione proseguita qualche ora – nell’ufficio si sono «affacciati» anche Fabio Rampelli e Giorgia Meloni – e finita quando Alfano ha garantito che non lascerà il Pdl. Neppure se il Cavaliere darà vita al suo partito. E in più ha assicurato, su richiesta di Franco Frattini, che le primarie si faranno anche se Silvio scenderà in campo. Del resto l’ex ministro degli Esteri è stato chiaro: se torna Berlusconi io sono pronto a lasciare la politica e a tornare al mio lavoro. «Non so se giovedì ci sarà un'altra Forza Italia – ha spiegato ieri il deputato del Pdl – Certo è che io me la ricordo Forza Italia del '94: era il sogno, la moderazione, l'europeismo, l'ottimismo. Bisogna capire chi sono gli attori che la dovrebbero ricreare. Per il momento vedo tanti anatemi un po’ rabbiosi e non sento mai parlare Berlusconi, questo è significativo». Intanto nel Pdl si sta cercando anche di recuperare l’area di Ignazio La Russa e Massimo Corsaro che spinge per uno strappo definitivo per ridare vita a una coalizione di Destra, alleata con il partito di Storace. Un’ipotesi che cozza con il progetto che invece coltiva la parte più moderata del Pdl – quella appunto di Lupi, Frattini, Fitto – e che convince anche Alfano: un’alleanza di centrodestra nella quale riuscire a portare anche Pier Ferdinando Casini e Luca Cordero di Montezemolo. Ipotesi che ieri pomeriggio, intervenendo a un incontro della fondazione FareItalia di Adolfo Urso e Andrea Ronchi, il segretario ha rilanciato: «Dobbiamo costruire un’area popolare e europea perché se ci presentiamo alle elezioni divisi facciamo vincere la sinistra». E poco prima, allo stesso convegno, il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha lanciato un avvertimento sia a Ignazio La Russa – seduto in prima fila ad ascoltarlo – sia a Berlusconi: «Non siamo chiamati a fare un partito di nicchia, dobbiamo prepararci a un’alternativa di governo. Che facciamo, vogliamo tornare a venti anni fa? C’è stato uno spartiacque, ormai abbiamo una storia diversa, siamo in un centrodestra indissolubilmente unito». «C’è una differenza tra chi pensa a un partito populista, carismatico, legato alla Lega e tra chi vuole fare un centrodestra serio e credibile – ha concluso – Siamo grati a Berlusconi perché ci ha fatto diventare quelli che siamo ma oggi siamo grandi, maturi e pronti a affrontare la sfida in prima persona». Sulla sponda opposta l’ex premier non sembra più così convinto di annunciare domani la sua nuova formazione. Per una serie di motivi. C’è la moral suasion di Gianni Letta che lo consiglia di non spaccare il Pdl, c’è la richiesta dei figli, Pier Silvio e Marina, con i quali ieri si è visto a pranzo e che, davanti alla situazione non rosea dei conti delle aziende di famiglia, gli hanno chiesto di non lanciarsi in una nuova avventura politica. Poi ci sono i sondaggi della fedele Alessandra Ghisleri che danno la sua formazione al 5% e infine ci sono i «mastini» del Pdl che gli stanno lanciando tra le gambe una serie di ostacoli allo spacchettamento del partito. Primo fra tutti la nuova legge elettorale proposta da Calderoli che prevede il ritorno delle preferenze, il premio alla coalizione o al partito e soprattutto una soglia di sbarramento al 5%. Una percentuale che, «spappolando» il Pdl, nessuno nel centrodestra riuscirebbe a superare. Per questo Berlusconi ha deciso di prendere ancora tempo. Almeno fino alla prossima settimana. Anche per capire che cosa accadrà nelle primarie del Partito Democratico.