ROMA Chi non ha votato al primo turno delle primarie potrà farlo al secondo solo dopo aver ottenuto il via libera dai coordinamenti provinciali delle primarie costituiti in tutto il territorio nazionale, ma – di fatto – coincidenti con le federazioni provinciali del Pd o dei partiti (Pd, Sel, Psi) che compongono la coalizione di centrosinistra, vale a dire i partiti firmatari della Carta degli Intenti. Così recita l’articolo14 del Regolamento delle Primarie. I Garanti, guidati dall’europarlamentare Pd Luigi Berlinguer, lo hanno ribadito anche ieri. Obiettivo: chiudere una polemica che ormai è montante, da parte dei renziani, sulle regole, ma basata su un principio di rango elettoral-costituzionale: quando c’è un ballottaggio (elezione dei sindaci, presidenziali in Francia, e così) può votare al secondo turno anche chi non ha votato al primo.
Quale l’argomento per rintuzzare l’accusa dei renziani di voler restringere il campo di gioco’e respingere la richiesta di allargare la platea degli elettori? Questo. «Quando il corpo elettorale è stato costituito una prima volta, poi non puoi più cambiare. E’ un principio giudirico e vale sempre». Nel Pd i bersaniani di stretta osservanza lo chiamano «lodo Sanna». Il nome viene da Francesco Sanna, senatore sardo di stretta osservanza lettiana che rispose così allo stesso Enrico Letta quando questi gli chiese lumi, appunto, proprio sulle regole per le primarie. Ci si trovava, allora, all’alba dell’Assemblea nazionale del Pd che quelle regole definì – in quel caso solo per i candidati del Pd (Bersani, Renzi, Puppato) la prima volta, il 6 ottobre. Ne seguì voto all’unanimità (renziani compresi) ma anche immediate polemiche.
Il comitato dei garanti di tutti i candidati alle primarie si riunì, poi, diverse volte e, il 15 ottobre, prese la decisione finale: al secondo turno vota solo chi ha votato al primo. E anche, ma solo in via eccezionale, gli «impossibilitati» a votare al primo turno. Casi rari, «eccezionali», appunto, che andranno vagliati e, nel caso, riammessi solo se gli «impossibilitati» si recheranno nei Comitati provinciali costituiti per le primarie ma solo e soltanto nei due giorni già prestabiliti, il 29 e 30 novembre, portando un’autocertificazione ma dimostrabile (malattia, viaggio all’estero, eccetera) della «mancata registrazione». I Comitati provinciali vaglieranno la congruità di questa certificazione, decidendo se riammettere al voto l’elettore distratto, assente, lontano o comunque «impossibilitato».