Al Senato il provvedimento rispedito in commissione, ora potrebbe non esserci più tempo per il via libera
ROMA Nel panorama fiscale italiano ci sono due riforme particolarmente attese: la prima riguarda l’assetto del catasto, la seconda l’abuso di diritto, ossia quei comportamenti - come l’elusione fiscale - che seppur formalmente corretti possono attuare un obiettivo illecito. Con tutta probabilità nessuna delle due vedrà la luce: ieri il Senato ha posto le premesse per dirottare su un binario morto il disegno di legge delega che contiene queste norme ed altre importanti come la metodologia per quantificare la lotta all’evasione fiscale.
Tecnicamente, non si tratta di una bocciatura: a Palazzo Madama la riunione dei capigruppo ha deciso di rispedire il provvedimento in commissione, per l’approfondimento di alcuni aspetti. Ma il ritorno in aula e poi l’approvazione si presentano a questo punto piuttosto difficili, perché inizia la sessione di bilancio durante la quale - salvo deroghe - non si possono esaminare altre leggi di spesa. E siccome la fine della legislatura incombe, rischia di essere vano anche lo sforzo del governo che si preparava ad approvare a strettissimo giro di posta, dopo il via libera alla delega, i decreti delegati necessari a trasformare i principi in norme concrete.
I PARADOSSI DELLE RENDITE
Ad esempio, quelle relative al catasto che condizionano molti tributi tra cui l’Imu, rendendoli sperequati. L’imposta municipale viene calcolata sulle rendite catastali degli immobili, che sono state stabilite decenni fa e non rispecchiano in alcun modo il valore di mercato. Ci sono situazioni paradossali come quella di Roma, in cui abitazioni periferiche nuove o quasi hanno una rendita catastale molto più alta di quella di prestigiosi immobili centrali, che magari un tempo erano inquadrati tra le case popolari. Obiettivo della delega è superare questa situazione stabilendo un nesso tra rendite e valori di mercato.
Non meno importante è la precisa definizione dell’abuso di diritto, molto attesa dalle imprese che hanno bisogno di certezze e vorrebbero conoscere i confini tra un legittimo tax planning e comportamenti che possono invece essere sanzionati. E infatti ieri si è fatto sentire il presidente di Confindustria Squinzi, secondo il quale la delega contiene norme «di trasparenza e di civiltà giuridica»: lo slittamento avrebbe anche l’effetto di rendere il nostro Paese meno attraente per gli investitori esteri.
LA SPACCATURA DEL PDL
A causare le turbolenze di ieri, oltre ad un’inedita alleanza tra Lega ed Italia dei Valori, il comportamento del Pdl, che si è praticamente spaccato. Ha invece protestato il relatore del provvedimento per il Pd, Barbolini. E parole piuttosto pesanti, poi in parte rettificate con un comunicato del ministero, sono arrivate dal sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani. «C’è qualcuno che pensa che senza la legge delega possa avere le mani più libere per la campagna elettorale, peccato che ci vanno di mezzo i contribuenti e le imprese» erano le affermazioni raccolte a Palazzo Madama, che per Via Venti settembre non rispecchiano però il pensiero di Ceriani.