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Data: 28/11/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Operai in rivolta a Taranto occupato lo stabilimento

In centinaia sono entrati negli uffici scontro tra i sindacati e il direttore L’azienda sospende la cassa integrazione. Gli impianti restano chiusi fino al riesame

TARANTO Quando un giorno salute e lavoro andranno finalmente d’accordo, questa giornata dell’Ilva sarà ricordata probabilmente come la più difficile, la più tesa, la più sofferta. La giornata in cui si è sfiorato il peggio perché poco si può -altro che badge ritirati- contro la rabbia di chi vive con 1.360 euro lordi al mese e la paura di ammalarsi di tumore. Si sono così subito sciolti, al tiepido sole di una mattina di novembre, i tornelli degli ingressi A e D dello stabilimento, quelli davanti alla direzione: non erano neanche le sette e mezza stavano lì almeno in tremila, chi aveva finito il turno e chi sapeva che non lo avrebbe potuto neanche iniziare.
Volevano entrare e sono entrati, volevano salire negli uffici della palazzina e ci sono riusciti, sfondando qualche porta ma tenendosi lontano da ogni tentazione di saccheggio. Hanno atteso gli eventi facendosi coraggio l’uno con l’altro: «O tutti o nessuno». O si riprende a lavorare tutti, e quindi anche l’area a freddo dell’acciaieria -e non solo i servizi, la manutenzione, i due mila impiegati- oppure ...
TUTTI O NESSUNO
Oppure si catapulta negli uffici e li affronta a viso aperto, almeno quel centinaio di loro che aveva invaso la sua stanza, il direttore dello stabilimento Adolfo Buffo, uno degli indagati di quest’inchiesta per disastro ambientale, e promette solennemente: «Fra un quarto d’ora sarò da voi, parlerò davanti a tutti nel piazzale». Sono le nove passate, ormai, ed il è primo momento in cui la tensione finalmente si allenta.
Anche se giù, nel piazzale, i lavoratori restano sul piede di guerra. «Continuano a usarci tutti, i politici, l’azienda, il sindacato» arringano gli esponenti dei comitati spontanei nati in questi mesi e prendono di mira più di tutti Fiom, Fim e Uilm, le sigle confederali dei metalmeccanici che stanno guidando questa difficile vertenza: «Si sono fatti dare il panino e la bottiglietta d’acqua dal padrone». Passano lentissimi i minuti e il direttore Buffo non scende. Monta di nuovo la rabbia, i sindacati tornano a chiedergli di mantenere l’impegno preso. Sono le undici quando finalmente Buffo si presenta a parlare e ha in serbo l’annuncio che deciderà la giornata, appena concordato con le sigle sindacali: questi giorni di chiusura saranno pagati a tutti, a chi ha ancora ferie e le sta prendendo e anche a chi le ha esaurite. La mina più rischiosa viene disinnescata così e Buffo può concludere: «Da più di 25 anni sono uno dei 12 mila lavoratori dell'Ilva di Taranto e da pochi mesi il direttore dello stabilimento e delle aree a caldo di questo impianto, per nomina dei custodi giudiziari. Mi sono sempre assunto le mie responsabilità e intendo continuare a farlo, rimanendo al mio posto». Agli operai che gli ricordano tutto quello che in tanti anni non è stato fatto, Buffo può opporre soltanto una raccomandazione finale: «State tranquilli».
RIATTIVATI I BADGE
La giornata prende comunque un’altra piega. Vengono restituiti i badge, anche se la Uil continua a parlare di «anarchia totale» perché alcuni operai sarebbero a lavorare in impianti formalmente sotto sequestro. E da Milano arriva poco dopo la notizia che l’azienda accantona la procedura di cassa integrazione per i 1.942 addetti dell’area a freddo. E poi anche le parole del presidente dell’Ilva Bruno Ferrante: «Confidiamo che a Roma si possano trovare delle soluzioni ragionevoli non solo per Taranto per l’Ilva, ma per tutto il sistema siderurgico italiano». E quanto al ricorso che l’azienda ha presentato contro il sequestro della produzione deciso dal gip Todisco, Ferrante, che in mattinata aveva presieduto il cda dell'Ilva a Milano, si augura «un pronunciamento rapido». In attesa del riesame, però, l’impianto resterà chiuso. Confessando che «non mi aspettavo un intervento da parte dei pm così duro anche perché a Taranto che ci fosse una produzione era a conoscenza di tutti, compresa l'Autorità giudiziaria».
IN CORTEO A ROMA
Ora gli occhi sono tutti puntati su Roma, sull’incontro che domani pomeriggio ci sarà a Palazzo Chigi. I sindacati hanno già organizzato dieci pullman, ma altri potrebbero aggiungersene in giornata. Luca Selli, delegato Fiom, ci punta molto: «Debbono esserci anche i lavoratori, non possiamo andare solo noi sindacalisti». Selli sta vivendo sulla sua pelle queste giornate: «Che le debbo dire, io ho 42 anni, faccio il delegato da otto e probabilmente appartengo a una generazione sbagliata, a quella che si è dovuta accollare tutti i problemi degli ultimi cinquant’anni. Tutto a noi è toccato...». Selli ha l’amaro in bocca anche per un altro paio di motivi molto più contingenti: «I lavoratori che hanno oltrepassato i tornelli erano spinti da qualcuno di questi comitati. Una cosa mai vista. Gente che magari negli anni passati non s’era mai presentata alle manifestazioni e che oggi viene a dirci che abbiamo torto anche quando abbiamo ragione. Eppoi la storia delle ferie pagate annunciata da Buffo: una richiesta che avevamo fatto e che era stata accolta dall’azienda, avremmo preferito annunciarla noi ai lavoratori». Ma non c’è tempo di rimuginare: Roma aspetta, i pullman del sindacato hanno già i motori accesi, questa drammatica partita è ancora apertissima.

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