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Data: 29/11/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Se il ministro Barca diventa un pendolare di Giuliano Di Tanna

Ieri mattina, prima dell’alba, Fabrizio Barca era alla fermata dei pullman di Balsorano. Da lì, alle 6.10, è partito il suo mini-tour in autobus della provincia (terminato all’Aquila con fermata e cambio di postale ad Avezzano), in compagnia di una studentessa universitaria che, la settimana scorsa, gli aveva lanciato una sfida via twitter: «Caro ministro, la prossima volta che verrà all’Aquila, usi i mezzi pubblici: così si renderà conto di persona della situazione dei trasporti nella zona del terremoto». Una sfida raccolta senza clamore da Barca che, nel governo Monti, è il ministro che si occupa della ricostruzione in Abruzzo. Prendere l’autobus per i politici italiani è diventato quasi un test di democraticità, soprattutto a sinistra. In pullman Prodi girò l’Italia, nel 1995, imitato, tredici anni dopo, da Veltroni. E’ vero che, nel suo breve interregno di popolarità, Rutelli preferì il treno. Ma quest’anno, Renzi è tornato sulla strada con un camper, un surrogato dell’autobus-totem. C’è autobus e autobus, tuttavia. E c’è modo e modo di viaggiarci sopra: in incognito oppure accompagnato da una fanfara mediatica. Barca ha scelto la prima maniera. Senza twittare l’evento o portarsi dietro una troupe-televisiva. Ma – qualcuno dirà – Barca non è un politico. E’ vero, non lo è. Per il momento.

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