| |
|
| |
Pescara, 24/03/2026
Visitatore n. 752.598
|
|
|
|
|
|
|
29/11/2012
Il Centro
|
Annuncio-choc, Micron licenzia 700 dipendenti. I politici: «È l’Ilva dell’Abruzzo». Regione assente, critiche su Chiodi |
|
Vertice negli uffici del ministero a Roma con il sottosegretario del governo Monti. Il sindaco Di Pangrazio «Sito da rilanciare Questi esuberi sono inaccettabili» AVEZZANO «Eccesso di forza lavoro». Manca poco a mezzogiorno quando a Roma, nella Sala parlamentino del ministero dello Sviluppo economico, calano il gelo, i silenzi e l’affilata mannaia della crisi. Il tutto concentrato nelle parole di Riccardo Martorelli, numero uno dello stabilimento Micron di Avezzano. Eccesso di forza lavoro sta a significare 700 licenziamenti per l’azienda abruzzese della microelettronica. Di lì a poco la delegazione marsicana presente a Roma fa partire i primi sms con l’annuncio dei tagli. La notizia dilaga. Scattano le prime proteste e ad Avezzano un gruppo di impiegati Micron occupa simbolicamente il Comune.Il colosso della microelettronica, che per anni ha rappresentato uno dei miracoli industriali d’Abruzzo, vacilla. Appena sei anni fa si parlava di raddoppio dello stabilimento, con un investimento di 6 miliardi di dollari. Da ieri attorno alla Micron Technology Italia si addensano nubi, come quelle che per tutta la giornata hanno ingrigito il cielo della regione. Ad Avezzano, Micron produce sensori di immagine su dischi di silicio da 200 millimetri di diametro (ritenuti ormai obsoleti). Coi suoi 1.642 dipendenti è la seconda realtà produttiva d’Abruzzo, dietro solo la Sevel del gruppo Fiat, in Val di Sangro. L’azienda di Avezzano paga 100 milioni di euro di stipendi l’anno. Contribuisce all’8% dell’export in Abruzzo e rappresenta il 33% del Pil (prodotto interno lordo) in provincia dell’Aquila. Senza contare i numeri del vasto indotto. Il vertice ministeriale a Roma segna uno spartiacque nella vertenza Micron, cominciata in estate con un altro annuncio shock. Il 26 luglio i vertici Micron si sono detti pronti a cedere l’azienda di Avezzano o a individuare nuovi partner. Il 24 settembre è iniziata la cassa integrazione di 13 settimane per 500 lavoratori. Da qui le richieste di chiarimenti sul futuro. Davanti al sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, il direttore Martorelli e il direttore generale di Micron Italia, Sergio Galbiati, sono stati fin troppo chiari. Anche se non è stato evidenziato né come avverranno i tagli, né quando. «Per quel che riguarda Avezzano» affermano i vertici della multinazionale Usa «l'evoluzione del mercato e la forte pressione competitiva non consentono all'impianto di produzione a 200 millimetri di prevedere volumi superiori al 50-60% della capacità produttiva nel medio-lungo termine determinando, di conseguenza, un eccesso di forza lavoro pari a 700 persone. La direzione aziendale di Micron ha espresso la necessità di porre in essere una misura funzionale a garantire la sostenibilità del sito di Avezzano». Il sottosegretario De Vincenti si è impegnato a fissare entro tre settimane un nuovo summit per valutare, sulla base di un piano industriale, i passi successivi, «con la contestuale attivazione di ammortizzatori sociali non ordinari». Lo stesso De Vincenti ha poi precisato: «Il governo è fortemente impegnato a ottenere da Micron precise garanzie e a favorire, se necessario, accordi che consentano al sito di Avezzano non solo di continuare a produrre, ma anche di creare le condizioni per guardare al mercato con concrete possibilità di successo». «Il momento è complicato ed è positivo constatare la volontà di impegno da parte di tutti per cercare soluzioni realistiche che permettano di lavorare per un futuro dello stabilimento in questo territorio, minimizzando il più possibile l’impatto sociale» ha dichiarato Fabrizio Famà, responsabile delle Risorse umane e degli Affari generali di Micron Technology Italia. La delegazione presente a Roma, capeggiata dal sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, non ha nascosto sconcerto e imbarazzo di fronte agli annunciati esuberi. Di Pangrazio ha definito «inaccettabile» l'annuncio «a freddo dei 700 esuberi». «Non scherziamo con i numeri, vogliamo discutere e parlare di rilancio del sito», ha affermato Di Pangrazio, accompagnato dai consiglieri comunali Carlo Tinarelli e Lorenzo De Cesare «non di esuberi o di dismissioni. Il governo deve fare qualsiasi sforzo mettendo in campo ogni azione volta a costruire il futuro, il management aziendale rifletta».
I politici: «È l’Ilva dell’Abruzzo» Piccone e Del Corvo: intervenga il ministro. Lolli: si mobiliti l’intera provincia
AVEZZANO «È l’Ilva d’Abruzzo. Anzi, è peggio dell’Ilva». Il senatore Filippo Piccone, presente ieri all’incontro di Roma, non nasconde i suoi timori. «Chiederemo un intervento diretto del governo e in particolare del ministro Passera» sottolinea il coordinatore regionale del Pdl «la vicenda Micron può avere effetti devastanti sull’Abruzzo e la sua economia. Ricordo che non più di due anni fa Bersani annunciò un accordo di programma e furono date decine di milioni a Micron. Ora l’intenzione è quella di abbandonare l’Italia? Invito i dipendenti a fare sentire la loro voce. Noi faremo la nostra parte». Anche il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo, accompagnato nella capitale dall’assessore Claudio Tonelli e dal capo di gabinetto Massimo Verrecchia, sollecita l’intervento del ministro. «A Roma abbiamo parlato col sottosegretario, ma non è la stessa cosa» afferma Del Corvo «si è capito che la strategia della Micron è quella di trovare partner e si va quindi verso il ridimensionamento del sito industriale. La politica deve intervenire per accelerare il processo e trovare interlocutori seri». Preoccupazione è stata espressa anche dall’onorevole Giovanni Lolli del Pd. «Nella riunione di Roma» dichiara Lolli «è stato indicato un percorso che deve portare all’individuazione di nuovi partner e di un nuovo progetto industriale. Micron è chiamata ad assumersi fino in fondo tutte le sue responsabilità, un percorso che deve essere seguito direttamente dal governo ma che potrà camminare solo se la mobilitazione unitaria, democratica e civile dei lavoratori e dell’intera provincia».
Regione assente, critiche su Chiodi D’Amico: vergogna inaccettabile. Il Comune dell’Aquila: drammatica situazione occupazionale
AVEZZANO Non è passata inosservata l’assenza di rappresentanti della Regione Abruzzo all’incontro di Roma. «È una vergogna inaccettabile» evidenzia Giovanni D’Amico, vicepresidente del consiglio regionale «l’assenza della Regione, malgrado le sollecitazioni urgenti che ho più volte rivolto al presidente Gianni Chiodi e al vicepresidente, nonché assessore all’Industria, Alfredo Castiglione, dal momento in cui si è preannunciata la dismissione dello stabilimento Micron di Avezzano e malgrado la risoluzione unanime del consiglio regionale. È una vergogna inaccettabile che questo governo regionale non abbia mosso un dito per attivare il governo nazionale al fine di salvaguardare uno stabilimento rilevante in assoluto per l’economia e per le esportazioni di tecnologia avanzata dell’Abruzzo e dell’Italia. Con quale faccia» aggiunge l’esponente del Partito democratico «potremo guardare i lavoratori ed i giovani per questa nostra assoluta assenza ed insignificanza istituzionale, ce lo dovrà spiegare prima o poi il presidente Chiodi». «Esprimo solidarietà e vicinanza ai lavoratori della Micron coinvolti in questa difficile vertenza» così il consigliere regionale del Pd, Giuseppe Di Pangrazio «a tal proposito auspico una forte e costante presenza del governo nazionale e regionale a favore del territorio marsicano con l’obiettivo di tutelare i livelli occupazionali. La Micron Technology rappresenta una realtà produttiva di primaria importanza per l'Abruzzo». Da registrare anche l’intervento di Pierpaolo Pietrucci, capo di gabinetto del sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente. Pietrucci, presente a Roma in rappresentanza del Comune capoluogo, si è dichiarato «sconcerto e preoccupazione» per quanto emerso nell'incontro istituzionale col governo. «La terribile ipotesi paventata» ha aggiunto Pietrucci «getterebbe L'Aquila e la sua provincia in una crisi economica del tutto irreversibile. Faccio un appello perché la provincia dell'Aquila e l'Abruzzo intero si mobilitino contro questa sciagura, augurandomi una forte assunzione di responsabilità da parte del governo che bene conosce la drammatica situazione occupazionale in cui versa questo territorio. Mi lascia basito l'atteggiamento della Regione, ancora una volta assente e quindi totalmente disinteressata alle sorti economiche di questa povera terra. Il tavolo di Roma, ha visto la Provincia dell'Aquila coesa, come giusto che sia di fronte a problemi tanto grandi che rischiano di azzerare l'economia di un territorio, così come unità di intenti è stata dimostrata dai parlamentari abruzzesi Lolli e Piccone. Ricordo al governo che la città dell'Aquila ed il suo territorio hanno già subito la fine del Polo elettronico, uno dei più importanti d'Italia».
|
|
|
|
|