Ballottaggio, resta alta la tensione sulle regole che non cambiano però le domande potranno essere fatte anche via mail e per fax
ROMA La giornata dei due sfidanti delle primarie del centrosinistra si è conclusa con l’atteso faccia a faccia in tv, in cui Bersani e Renzi si sono confrontati con fair play e risolutezza su un’amplissima gamma di temi, dalle pensioni alla politica estera, dalla crisi dell’industria ai soldi per la politica, dal conflitto di interessi alle alleanze. Ma l’inizio della stessa giornata aveva rinverdito tutte le polemiche sulle regole per il voto al ballottaggio. Il sindaco di Firenze, a ”24 mattino“, ha ricordato di «non aver mai potuto concorrere a scriverle. Ho detto che mi fidavo di Bersani, perché aveva sempre assicurato che sarebbero state regole per l’apertura. Ma le regole hanno ristretto al massimo la partecipazione, e sono regole ridicole».
La replica a Renzi arriva, sempre dai microfoni di Radio24, da Alessandra Moretti, portavoce di Bersani: «Ventuno giorni per registrarsi mi sembra un tempo lungo. Se ti sei rotto braccia e gambe in quei giorni sei giustificato. Casi eccezionali, come da regolamento, per votare domenica se non lo si è fatto al primo turno. La platea del centrosinistra - ha aggiunto la militante bersaniana - si è già allargata abbastanza, sono venuti a votare anche quelli di destra».
La polemica non si è chiusa neppure con la circolare del coordinatore per le primarie Nico Stumpo, che fissava entro la giornata di domani il termine per presentare «anche per fax e mail» al proprio coordinamento provinciale la richiesta di votare al secondo turno, indicando i motivi che avevano impedito di votare al primo. Accolta con favore da Renzi la novità della richiesta on line, tra i bersaniani si frenava nell’attribuire alla possibilità del ricorso al web il carattere di una rivoluzione delle regole vigenti. Interveniva allora il presidente del collegio dei garanti, Luigi Berlinguer, per «tranquillizzare tutti: le regole delle primarie non sono cambiate. Restiamo fedeli al principio che tra il primo e il secondo turno non si modificano le regole del gioco. La platea elettorale non può essere modificata se non in casi eccezionali». Insoddisfazione comunque diffusa, sulle regole, nel fronte renziano: per Ermete Realacci «sarebbe interesse del Pd la più ampia partecipazione possibile al voto. Atteggiamenti diversi appaiono masochisti». Mentre, per Arturo Parisi, lo stesso Bersani «dovrebbe incoraggiare la partecipazione. Apra le porte. Il momento del coraggio è questo. Senza una sfida aperta alla possibilità di una sconfitta - osserva l’esponente prodiano - qualsiasi vittoria e le stesse primarie sarebbero svilite».
E se Parisi parteggia apertamente per Renzi, Romano Prodi, che ha non ha voluto dire per chi voterà, si trincera dietro un sibillino «vinca il migliore». Assai meno imparziale appare Nichi Vendola che, già prima della manifestazione che oggi a Napoli lo vedrà sullo stesso palco assieme a Bersani, spezza la sua robusta lancia (l’oltre 15 per cento conquistato al primo turno) a favore del segretario del Pd: «Bersani è stato un grande amministratore e ha una caratteristica rara nella scena pubblica: non è un cinico. E’ un leader - prosegue l’endorsement del governatore pugliese - la cui cultura politica è molto in sintonia con quella delle famiglie del socialismo europeo e per me, che è importante rompere la prigione del liberalismo, la sintonia è maggiore con Bersani». Quanto a Renzi, Vendola sostiene che «è un giovanotto sgargiante, ma è più vicino al modello conservatore europeo. Renzi sarebbe un cattivo catalizzatore dell’area di sinistra necessaria per vincere le elezioni».
Sugli endorsement Renzi si consolava ironizzando: «Finalmente una buona giornata per gli annunci di sostegno: a me sono arrivati quelli di Jovanotti e di Margherita Hack. A Bersani, poveretto, quello di Emilio Fede...».