Iscriviti OnLine
 

Pescara, 24/03/2026
Visitatore n. 752.598



Data: 29/11/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Lazio al voto il 3 febbraio salta l’ipotesi decreto

ROMA Il governo non varerà alcun decreto per accorpare le elezioni del Lazio all’election day del 10 marzo. Motivo: non è possibile calpestare due sentenze del Tar e del Consiglio di Stato. Questa è la decisione del vertice che si è svolto ieri sera a palazzo Chigi tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà e il ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri. Ma non è stata una decisione facile. Anzi.
Per comprendere quanto complessa sia la vicenda occorre percorrere le tappe della giornata. Di buon mattino al Quirinale, a margine della riunione del Consiglio supremo di difesa, il nodo viene affrontato al massimo livello. Giorgio Napolitano, Mario Monti, il ministro Cancellieri e il sottosegretario Catricalà, analizzano la sentenza del Consiglio di Stato. Quella che martedì ha confermato la decisione del Tar e che obbliga la governatrice Renata Polverini a indire le elezioni entro sabato. Data stabilita per il voto: il 3 e 4 febbraio prossimi. Il capo dello Stato, il premier, il ministro e il sottosegretario concordano sullo «spacchettamento». Traduzione: per rispetto alla sentenza del Consiglio di Stato, il Lazio voterà a fine gennaio, inizio febbraio. La Lombardia e il Molise andranno alle urne il 10 marzo, quando dovrebbe essere eletto anche il nuovo Parlamento.
A fine mattina scatta però la controffensiva del Pdl. Silvio Berlusconi manda i capigruppo Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto a bussare a palazzo Chigi. La richiesta: confermare con un decreto l’election-day del 10 marzo, rinviando il voto nel Lazio. Spiegazione di Gasparri: «Questa data è stata il frutto di un’intesa istituzionale tra il capo dello Stato, il premier e i presidenti di Camera e Senato. Comprendiamo la difficoltà di varare un decreto che vada contro la sentenza del Consiglio di Stato, ma la logica vuole che venga confermato l’election day per risparmiare denaro pubblico e per evitare una chiusura prolungata delle scuole pubbliche, che ospitano i seggi elettorali, nel Lazio».
A ingarbugliare ulteriormente la matassa ci pensa il coordinatore del Pdl, Ignazio La Russa. Richiesta: «Il Lazio vada alle urne a febbraio insieme a Molise e Lombardia». Passano un paio d’ore e si associa il governatore uscente lombardo Roberto Formigoni: «Se il Lazio andrà al voto prima del 10 marzo, anche la Lombardia dovrà votare lo stesso giorno. Ho sempre sostenuto che sia necessario dare quanto prima alla più grande regione d’Italia un governo nella pienezza dei suoi poteri». Torna a farsi sentire La Russa, probabilmente corretto da Gasparri: «Non ho dato indicazioni di date, ho solo detto no al voto spezzatino».
A palazzo Chigi gira la testa. Tanto più che la governatrice uscente Renata Polverini, in una telefonata alla Cancellieri, si associa alla richiesta di Gasparri e Cicchitto: decreto ed election-day unico il 10 marzo. Alle 19.30 nella sede del governo entra la ministra degli Interni. Ad attenderla, Catricalà. Insieme studiano i pro e i contro al decreto. Il rischio di uno scontro giuridico-istituzionale con il Consiglio di Stato. Il pericolo «che il Pd in Parlamento si metta di traverso e voti contro». Infine la conclusione: tutto confermato, si voterà in due tornate. Prima il Lazio e poi, il 10 marzo, le elezioni nazionali. A questo punto resta solo un’incognita: non è escluso che possano essere accorpate alle urne laziali anche quelle lombarde e molisane. In questo caso basterà un’indicazione della Cancellieri ai prefetti per far anticipare di quaranta giorni, in Lombardia e Molise, la prevista data del 10 marzo. Esattamente come vuole Formigoni.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it