PESCARA Il rigore e la lotta agli sprechi valgono solo per i lavoratori. Almeno a giudicare da quanto accade in Abruzzo, dove mentre sette autisti del gruppo Arpa vengono licenziati, il Consiglio d'amministrazione dell'azienda trova il tempo, il modo e soprattutto le risorse per nominare un nuovo consigliere. Sono i paradossi e le contraddizioni di uno dei numerosi enti pubblici incapaci di sottrarsi alla morsa asfissiante della politica. Non si riesce a comprendere come una classe dirigente, già ampiamente delegittimata sulla scena pubblica, trovi la forza per continuare a coltivare clientele, privilegi e rendite di posizione, nonostante una crisi economica che mette a dura prova la gran parte dei cittadini. La duplice decisione, imbarazzante sia nel merito che per la tempistica, suscita l'ira di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal e Ugl trasporti. «Tali misfatti - premettono le segreterie regionali dei sindacati di categoria - sono spesso alla base delle azioni di lotta che le nostre organizzazioni sono costrette ad adottare». Soltanto due giorni fa il presidente di Arpa, Massimo Cirulli, ha formalizzato il licenziamento di sette lavoratori della Cerella Spa, azienda controllata al 51% dal gruppo Arpa Spa, affermando che non ci sono le risorse per provvedere a soluzioni alternative. «Non ci sono soldi per garantire l'occupazione di sette padri di famiglia, che a partire dal primo gennaio perderanno il posto - protestano i sindacati - ma ci sono le risorse per pagare un lauto stipendio a un nuovo consigliere d'amministrazione». Oggi stesso, infatti, il Cda di Arpa Spa nominerà un nuovo componente. Una brutta pagina per l'azienda di trasporti a partecipazione pubblica, il cui capitale è detenuto per quasi il 96% dalla Regione Abruzzo. Cgil, Cisl, Uil, Cisal e Ugl considerano «inutile la nomina, che rappresenta solo l'ennesima distribuzione di poltrone e di stipendi tra le correnti della maggioranza di governo». I sindacati, scegliendo l'ironia, si scagliano anche contro il presidente della Regione, Gianni Chiodi. «Ha elargito sermoni di autocelebrazione rivendicando di non aver sostituito un consigliere eletto in consiglio regionale e ha sempre parlato di meriti e di stipendifici - ricordano le cinque sigle sindacali -. Complimenti vivissimi per la coerenza». Le organizzazioni di categoria minacciano sciopero e annunciano l'apertura della seconda fase delle procedure di raffreddamento e conciliazione, propedeutiche alla protesta sindacale. «Di fronte a quest’ennesima dimostrazione di sperpero delle risorse pubbliche, che farà lievitare ancora di più la distanza e lo sdegno dei cittadini - concludono i sindacati - diciamo che noi non ci staremo». Infine l'elenco delle rivendicazioni, riassumibile in tre punti: eliminazione dei costi ingenti della politica presenti nelle aziende del trasporto pubblico locale, immediata fusione delle aziende regionali e costituzione del bacino unico regionale da mettere a gara. Nella maggioranza sembrano esserci delle frizioni. Una settimana fa, l'assessore regionale ai trasporti, Giandonato Morra, interpellato sulle indiscrezioni relative alla nomina di un nuovo consigliere del Cda dell'Arpa, aveva risposto con un laconico «no comment», lasciando trapelare un velato dissenso rispetto a quanto stava accadendo. Di certo è una vicenda che rappresenta un clamoroso autogol per la giunta Chiodi, che finora aveva fatto della riduzione dei costi della politica la propria bandiera.