IL PRESIDENTE gianni chiodi: Ho parlato col ministro Passera e chiesto un incontro Insieme alla mia giunta sto seguendo la vicenda con molta attenzione
AVEZZANO La crisi non fa sconti. E neanche la Micron può aspettare. Il giorno dopo l’annuncio-choc sugli esuberi, la multinazionale americana ha richiesto altre sei settimane di cassa integrazione. Il provvedimento, comunicato ieri a Confindustria L’Aquila, riguarderà 700 dipendenti, lo stesso numero corrispondente ai licenziamenti previsti. L’attuale periodo di cassa che coinvolge 500 lavoratori (200 a zero ore, gli altri a rotazione) terminerà domenica 23 dicembre. Dall’ultima settimana del 2012 e fino alla prima di febbraio 2013 è previsto un nuovo stop. Anche questo provvedimento si spiega con un calo produttivo (del 40-50%) legato alla crisi del mercato dei semiconduttori, compreso quello delle memorie. COSA PUÒ ACCADERE. Intere famiglie lavorano alla Micron di Avezzano. La maggior parte arriva dalla città e dagli altri centri della Marsica. Tanti dipendenti sono dell’Aquila o di Sulmona. Altri del Reatino. La Micron distribuisce 10 milioni di stipendi l’anno. Che cosa accadrà in caso di licenziamenti? L’età media in fabbrica non supera i 50 anni. Ultimato il ciclo di cassa ordinaria, tecnicamente si potrà accedere ad ammortizzatori sociali straordinari. Il periodo di cassa, in base alla causale, difficilmente potrà superare i 24 mesi. Poi scatterà la mobilità, che per chi non ha ancora 50 anni di età non potrà superare i tre anni. In pochissimi potranno ottenere “scivoli” verso la pensione. In ogni caso, l’integrazione salariale per un dipendente Micron in esubero non toccherà neanche i mille euro: 850 euro al mese per chi ha stipendi sotto i 1.500 euro, che salgono a 950 se la busta paga supera i 1.500 euro. ASSEMBLEE. Oggi alle 14.30, nella sede della Cgil ad Avezzano, è in programma un’assemblea delle segreterie sindacali. Saranno decise le date delle assemblee con i 1.642 lavoratori della Micron - probabilmente cominceranno lunedì prossimo - e le eventuali forme di protesta a sostegno della vertenza. «Vogliamo portare avanti iniziative per dare visibilità al caso Micron», afferma Michele Paliani, segretario provinciale della Uilm Uil, «non escludiamo proteste davanti alla sede della Regione». «Il ministero non ha accettato in maniera supina lo smantellamento della fabbrica marsicana», precisa Paolo Sangermano, segretario generale della Cisl in provincia dell’Aquila, «ci sarà una fase di confronto e la Micron dovrà presentare il proprio piano industriale. È certo che 700 esuberi nell'Aquilano avranno un impatto di gran lunga più pesante di quello che potranno avere altre vertenze nazionali, come quella dell’Alcoa di Portovesme, in Sardegna. Se va via la Micron il sistema produttivo del territorio viene smantellato». CHIODI-PASSERA. Il giorno dopo il vertice nella sede romana del ministero dello Sviluppo economico interviene il presidente della Regione, Gianni Chiodi. L’assenza al summit di rappresentanti dell’Emiciclo ha sollevato parecchie polemiche. «Io e i miei assessori preposti, da mesi, seguiamo da vicino la vicenda della Micron di Avezzano» afferma Chiodi. Il presidente della Regione, ieri mattina, ha parlato con il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, per fissare un incontro urgente. «La Regione intende mettere in campo, da subito, ogni azione che possa evitare effetti più gravi» ribadisce Chiodi «occorre offrire una prospettiva industriale al sito di Avezzano. Chiederò al governo un impegno forte in questa direzione e la Regione sarà in prima linea».
E Di Bastiano (Pdl) attacca gli assessori “assenti”
Floris (Pdl) sollecita un consiglio provinciale straordinario Tuzi (Pd) chiama alla mobilitazione tutto il comprensorio Ieri altra assemblea dei lavoratori
AVEZZANO Le accuse del Pdl, stesso partito del presidente Chiodi, si aggiungono a quelle del Pd. L’assenza di rappresentanti della Regione al vertice di Roma continua a fare discutere. Così il consigliere regionale Walter Di Bastiano (Pdl): «L’imperdonabile colpa della Micron è di non avere sede legale a Teramo o a Pescara, altrimenti avremmo assistito a ben altra mobilitazione a difesa di tale stabilimento». Di Bastiano usa toni aspri, soprattutto nei confronti degli assessori regionali, Paolo Gatti e Alfredo Castiglione. «Non posso nascondere l’amarezza» continua Di Bastiano «per l’assenza di assessori di solito solerti a difendere realtà economiche del loro territorio, certamente rispettabili ma infinitamente meno importanti del secondo insediamento industriale d’Abruzzo. Un’assenza ingiustificata e ingiustificabile, perché non potevano esserci impegni più importanti di quello richiesto a Roma per scongiurare un’ipotesi, la chiusura della Micron, che avrebbe effetti devastanti per l’economia marsicana e dirompenti anche per l’intera economia abruzzese». Durante il consiglio provinciale di ieri mattina, il capogruppo del Pdl, Armando Floris, è intervenuto sulla vicenda Micron Technology , chiedendo di convocare un consiglio straordinario. Il presidente del consiglio, Filippo Santilli, e il presidente della Provincia, Antonio Del Corvo, si sono detti d’accordo. «Quello che sta accadendo alla Micron è veramente scioccante» afferma Giovanni Tuzi, consigliere provinciale del Pd, anche lui convinto dall’iniziativa di un consiglio straordinaria. Tuzi sollecita una mobilitazione del comprensorio. «Auspico che il presidente Chiodi ed il governo regionale escano dal loro torpore e dimostrino autorevolezza nei confronti di tutte le istituzioni che possono intervenire» conclude l’esponente marsicano del Pd. Intanto, ieri mattina si è tenuta una nuova assemblea dei lavoratori Micron in cassa integrazione. Un centinaio di dipendenti si è incontrato in un albergo della città. Qualcuno dei presenti ha proposto anche di intraprendere un’azione legale nei confronti dell’azienda americana che non avrebbe utilizzato un metodo adeguato nel decidere chi dovesse andare in cassa integrazione. Si è anche discusso della possibilità di organizzare manifestazioni di protesta che coinvolgano anche tutti i cittadini marsicani, ai quali i cassintegrati chiedono solidarietà.