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Data: 01/12/2012
Testata giornalistica: Corriere adriatico
Regioni e comuni sul piede di guerra

La legge di stabilità entra nel mirino di Regioni e Comuni perchè metterebbe a serio rischio i servizi fondamentali sul territorio. La richiesta di un cambiamento è stata avanzata ierii - con una contestualità non voluta, quanto imposta dal timing parlamentare della legge di stabilità - dalla Conferenza delle Regioni e dal direttivo dell'Anci, che hanno messo sotto accusa, dai rispettivi punti di vista, un provvedimento che meriterebbe a loro giudizio di essere sensibilmente modificato. La rabbia dei governatori si è tradotta a fine giornata con una richiesta di incontro con il premier Mario Monti. I sindaci invece, attraverso Graziano Delrio, hanno reso noto che nel caso in cui il Senato non dovesse approvare gli emendamenti proposti dall'Anci, si dimetterebbero nel momento stesso in cui il provvedimento fosse approvato ufficialmente. Giornata calda anche per le Province, il cui decreto di riordino è stato ancora sotto la lente della Commissione Affari costituzionali del Senato, che ha ascoltato i pareri di Upi, Anci e Conferenza delle Regioni. Così la continuità e la sostenibilità dei servizi essenziali ai cittadini è alla base di una richiesta di incontro che la Conferenza delle Regioni ha inviato al presidente del Consiglio Mario Monti. Il mancato accoglimento della richiesta, avvertono i governatori, "non potrà che comportare la responsabilità diretta dello Stato centrale per garantire l'erogazione di servizi essenziali come la sanità e il trasporto pubblico locale". Per la sanità le Regioni chiedono in sostanza il ritorno a un finanziamento del Fsn 2013 pari almeno a quello del 2012, giudicando inaccettabile il taglio di 1 miliardo per il prossimo anno. Una decurtazione che va a sommarsi a una riduzione di circa 32 miliardi di euro nel triennio 2012-2014, pregiudicando il Patto per la salute 2013-2015. Sul trasporto pubblico locale, le Regioni propongono invece un meccanismo di fiscalizzazione basato sull'Irpef, secondo l'accordo del 21 dicembre 2011, "su cui il governo è inadempiente". In tema di Welfare vengono stigmatizzati i tagli e si chiede la copertura per il fondo sociale Il presidente dell'Anci, Graziano Delrio ieri ha spiegato, dopo una riunione dell'Ufficio di Presidenza, che se nulla dovesse cambiare nella legge di stabilità "i sindaci italiani si dimetteranno automaticamente non appena il provvedimento verrà approvato". Delrio ha spiegato di aver avuto incontri utili con i gruppi parlamentari e di aver diffuso gli emendamenti preparati dall'Anci, relativi ai temi da sempre cari ai Comuni: Imu, patto di stabilità e spending review. "Misureremo di volta in volta e voto dopo voto - ha sottolineato - la loro attenzione nei confronti dei Comuni", aggiungendo che l'associazione si è anche fatta carico del calcolo per la copertura delle modifiche richieste. La legge di stabilità, ha aggiunto, può essere cambiata, "come del resto è stato fatto alla Camera per l'Irpef e per l'Iva". Il presidente dell'Anci ha poi proposto al governo di trovare le risorse necessarie (1,5 mld per la spending review e 1 mld per il patto di stabilità verticale) tassando maggiormente il gioco d'azzardo e razionalizzando altre spese, come quelle militari. Infine in In un'audizione in Commissione Affari costituzionali del Senato incentrata sul decreto di riordino delle Province (il 188) in via di conversione, il presidente dell'Upi Antonio Saitta ha chiesto al governo più ordine nella norma e meno tagli. Alcuni accorpamenti a suo dire sarebbero "troppo forzati", verrebbero cancellati "i livelli democratici eletti" e le funzioni attribuite alle Province sarebbero poco chiare.

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