Giovani sempre più penalizzati: il 36,5% degli under 25
non riesce a trovare un impiego, nemmeno precario
ROMA Così tante persone in cerca di lavoro, senza esito, il nostro Paese non li aveva viste nemmeno con la crisi del ’92. L’esercito dei disoccupati a ottobre è arrivato a due milioni e 870 mila persone: un record assoluto, segnala l’Istat, sia dall’inizio delle serie storiche mensili (gennaio 2004), sia dall’inizio delle serie trimestrali (IV trimestre 1992). E purtroppo le vittime principali sono i giovani: il tasso di disoccupazione tra gli under 25 è arrivato al 36,5%, in un solo anno è cresciuto di ben 5,8 punti (+0,6 rispetto al mese di settembre).
Sono dati drammatici, che dimostrano con la crudeltà dei numeri, quanto la crisi economica stia affondando la lama nella carne viva del Paese. Facendo svanire i sogni e le speranze di centinaia di migliaia di giovani che si ritrovano ogni giorno a combattere con colloqui negati e porte sbattute in faccia. E non è una questione di essere schizzinosi o meno, come disse con una infelicissima battuta il ministro Elsa Fornero. Il lavoro proprio non c’è. Nemmeno con contratti di pochi mesi. Nemmeno con qualifiche molto più basse rispetto alle legittime aspettative di chi per anni ha diligentemente studiato per ottenere una laurea. Non c’è e basta. Le aziende che vanno meglio, al massimo non licenziano. Di certo non assumono. Lo Stato da anni ha bloccato tutto. Il commercio affanna e i servizi boccheggiano. Dovunque ci si giri, c’è il deserto. L’allungamento dell’età pensionabile (con impatto negativo sul ricambio generazionale) e la recessione hanno creato un combinato disposto micidiale.
UN ANNO IN CADUTA LIBERA
A ottobre i disoccupati italiani sono aumentati di quasi centomila persone e il tasso è schizzato all’11,1%, +0,3 punti su settembre e +2,3 punti su base annua. In numero assoluto ci sono in un anno 644 mila disoccupati in più. Attenzione, però. L’Istat ci dice che nello stesso periodo gli occupati sono diminuiti ”solo” di 45.000 unità. Come si giustifica, quindi, questo scarto di 600.000 persone? E’ dovuto, spiega sempre l’Istat, agli inattivi (calati infatti in un anno di 611.000 unità), ovvero coloro che fino ad ora non erano interessati al lavoro (pensiamo alle casalinghe), ma che adesso con la crisi ha deciso di cercarlo per contribuire al bilancio familiare.
«È chiaro che anche l’occupazione soffre, è un dato ovviamente negativo ma atteso» commenta il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli. Ma sindacati e forze politiche (da sinistra a destra) non ci stanno, parlano di dati drammatici, da allarme rosso e chiedono al governo di fare subito di più. Anche perché, come fa notare la leader della Cgil Susanna Camusso, «il 2013, sul piano occupazionale, sarà ancora più pesante del 2012». Cosa tra l’altro confermata dallo stesso Grilli: «Anche nei nostri dati c’è un peggioramento nel 2013». «Bisogna rimettere in moto l’economia, utilizzando tutte le risorse disponibili» dice il leader Cisl, Raffaele Bonanni. La Cgil propone «un grande piano straordinario per l’occupazione giovanile».
E consola poco che ci sono altri Paesi in Europa che stanno peggio di noi. Come la Spagna e la Grecia, ad esempio, dove la disoccupazione giovanile supera il 55% (la media Eurozona è 23,9%). In totale, comunica Eurostat, nei 17 paesi della moneta unica a ottobre erano 18,7 milioni le persone in cerca di occupazione (2,2 milioni in più rispetto allo stesso mese del 2011), con un tasso record dell’11,7%. Un livello «inaccettabilmente alto», sentenzia il commissario Ue al Lavoro Laszlo Andor.