ROMA Il Pdl non si scioglie né si spacchetta. Le primarie del centrodestra si faranno. Un ufficio di presidenza già convocato e che si dovrebbe tenere martedì o mercoledì prossimo sancirà la novella pax ritrovata. Infine, il Pdl reclama compatto da Monti l’election-day arrivando a minacciare la crisi di governo se il premier non accetterà l’accorpamento delle elezioni e punta le sue carte sulla riforma della legge elettorale ferma al Senato. E’ questo il risultato almeno ufficiale del lungo - oltre cinque ore - faccia a faccia chiarificatore tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano andato in scena ieri ad Arcore.
Il segretario del Pdl dunque tiene il punto, respirano i colonnelli del Pdl, timorosi che Alfano potesse alla fine aprire al progetto neo forzista del Cavaliere. A dare, cioè, anche il suo placet alla nascita di quella Forza Italia 2.0 cui Berlusconi lavora da mesi offrendo il posto da neo-segretario proprio ad Alfano. E invece anche quando, come ieri, si è trovato di fronte al suo antico mentore, Alfano non ha avuto, assicurano i suoi, dubbi di sorta. Il problema per i pidellini resta il Cavaliere e l’imperscrutabilità dei suoi reali progetti. Berlusconi si è preso ancora tempo sul lancio della «nuova cosa azzurra» e anche sulla sua – possibile né ancora messa in cantina - ricandidatura a premier.
Molto dipenderà da due variabili: l’esito delle primarie del centrosinistra (Berlusconi potrebbe tornare in campo solo con Bersani dall’altra parte). E molto dipenderà anche dalla legge elettorale: infatti, ove la riforma andasse in porto, e proprio secondo lo schema approntato in Senato sulla base della cosiddetta bozza Malan corretta dal nuovo lodo Calderoli (il cosiddetto «ascensore» per ottenere il premietto), si tratterebbe di un sistema che, grazie al combinato disposto di proporzionale puro con lo sbarramento e preferenze, impedirebbe di fatto a Berlusconi sia di spacchettare il centrodestra in tante liste sia di imporre solo i suoi fedelissimi.
Questo il portato del lungo vertice di villa San Martino. Anche se, tiene a sottolinea Denis Verdini, «la vera notizia che il Pdl intende dare battaglia, anche duramente, chiedendo l'election day il 10 febbraio». Il nodo vero, i futuri assetti politico-elettorali del Pdl, effettivamente, non sono ancora stati sciolti. Il Cavaliere – raccontano – sarebbe comunque rimasto nel vago e non a caso, al termine della riunione-fiume, Alfano resta nel vago coi giornalisti: «La candidatura di Berlusconi è scelta sua che oggi non mi ha manifestato formalmente». Alfano ha chiesto con forza a Berlusconi di non dividere il Pdl, ma di contribuire invece in maniera determinante a rilanciarlo con tutte le forze che ci sono, compresi gli ex An. Alfano avrebbe tenuto il punto anche sulle primarie, che non sono state sconvocate, anzi: in teoria sono stare riconfermate il 16 dicembre (ma si ragiona su possibili rinvii dopo-Natale), notizia che ha fatto saltare i nervi ad alcuni dei possibili competitor come Crosetto. Sul punto, però, Berlusconi ha mantenuto intatto il suo scetticismo. «Andate pure avanti se le volete fare», è stata la concessione del Cavaliere ad Alfano, «ma attenti che dopo il successo di quelle del Pd rischiano di essere un flop». Insomma, come anche l’altro ieri nel colloquio con Giorgia Meloni, il Cavaliere in realtà non ha scoperto le carte. Sarebbe sempre intenzionato a rifare Fi-2.0, ma prima di sciogliere la riserva attenderà l’esito dei sondaggi commissionato ad Alessandra Ghisleri per domani, dove ha chiesto di testare il peso del ticket Forza Italia-Pdl, non fidandosi dei sondaggi di altri istituti che danno una sua creatura ad appena il 4%.