ROMA La data del 10 febbraio per l’election day che reclama lo stato maggiore berlusconiano ieri è stata rilanciata anche dal segretario nazionale della Lega Nord, Roberto Maroni. «Faccio una proposta ad Alfano», ha scandito da Genova, «election-day se fa cadere Monti subito dopo l’approvazione della Legge di stabilità. Questa è la soluzione che aprirebbe nuovi scenari nel rapporto con il Pdl».
Alfano l’altra sera, uscendo dal colloquio avuto con Silvio Berlusconi nella villa di Arcore, inizialmente aveva nicchiato, rilanciando, sì, la richiesta dell’election-day e arrivando a evocare la crisi di governo. L’attenzione di tutti i media, però, si era concentrata sul futuro del Pdl. Se, cioè, sia necessario procedere allo spacchettamento del centrodestra che vuole il Cavaliere, oppure se il Pdl debba restare in vita ed essere riformato da dentro. Il segretario ieri è tornato a ripetere: «Siamo condannati all’irrilvanza se ci dividiamo». Sia Berlusconi che Maroni, però, hanno rilanciato - ad Alfano e al Pdl - una di quelle offerte che non si possono rifiutare. Obiettivo: impedire che si faccia la nuova legge elettorale, e mantenere in vita il Porcellum, come vogliono, appunto, sia Berlusconi che Maroni, a costo di andare contro gli auspici del capo dello Stato. Pur di ottenere un tale risultato il Cavaliere è pronto a staccare la spina al governo Monti, sfruttando il casus belli dell’election-day. Solo in cambio di questa moneta, infatti, la Lega Nord prenderà in considerazione nuovi scenari nei rapporti fra Carroccio e Pdl. Il che vuol dire una riedizione dell’alleanza politico-elettorale che, con il mantenimento del Porcellum, per la Lega sarebbe obbligata, pena la scomparsa dal Parlamento.
Nel gioco di specchi tra Berlusconi e Maroni, poi, ieri si è inserito pure il governatore uscente della Lombardia, Roberto Formigoni. Convinto che la soluzione migliore sia votare il 10 febbraio per le regionali in Lombardia, Lazio e Molise e, per le politiche, il 7 aprile (senza, cioè, election-day e senza, soprattutto, far cadere il governo Monti), Formigoni dice che «il Pdl ha lealmente appoggiato finora il governo Monti, anche negli errori fatti». Infine ci sarebbe da dire del caos che nel Pdl continua a regnare sovrano, tra primarie solo formalmente confermate per il 16 dicembre, ma che probabilmente verranno rinviate a dopo Natale e che forse non si terranno mai, un ufficio di presidenza che dovrebbe tenersi la prossima settimana, ma di cui non si sa la data, e quello spacchettamento cui puntano sempre Berlusconi e la sua cerchia. Spia dell’ostilità dei berluscones alla riforma della legge elettorale, Laura Ravetto: «Volete le preferenze? Allora dimezziamoci, tutti, lo stipendio!». «Se qualcuno pensa a uno spacchettamento, allora liberi tutti», sbotta sempre Formigoni. Appunto.