Oggi maxi emendamento al Senato, domani doppio voto di fiducia poi si apre la sessione di bilancio. In bilico la delega fiscale e i tagli alle Province. Su tutti i provvedimenti pesa l’incognita dell’anticipo del voto
L’INGORGO
ROMA Saranno il numero 47 e 48. Due voti di fiducia aprono la settimana parlamentare: il primo riguarda i costi della politica locale che arriva in aula in extremis, per poi rimbalzare in tutta fretta alla Camera; il secondo è per il decreto Sviluppo2 per il quale oggi pomeriggio è attesa la presentazione di un maxi-emendamento del governo. Entrambi sono previsti per domani, giorno cruciale dell’avvio dell’esame della legge di stabilità al Senato che monopolizzerà l’attività delle commissioni. I tempi sono strettissimi e c’è molta altra carne al fuoco che rischia di bruciare o andare in fumo. Non solo per l’affollamento parlamentare tipico di fine anno, ma per il clima da fine legislatura che imperversa tra imboscate, veti, colpi bassi e assalti alla diligenza. Una corsa a ostacoli ogni giorno più complicata per ministri e sottosegretari impegnati a difendere e spingere i provvedimenti, alcuni dei quali (è il caso di Province e catasto) rappresentano riforme epocali mentre il governo Monti rischia ogni giorno la morte prematura per mano del Pdl sempre più tentato dalle elezioni anticipate, nonostante continui a mancare la riforma elettorale. Un clima così incerto e infido da aver convinto il presidente della Repubblica a restare a Roma e rinunciare a presenziare a Milano all’apertura della stagione alla Scala.
CATASTO LONTANO
L’esempio più emblematico dell’attuale situazione è quello della delega fiscale: è stata rinviata dall’aula del Senato in commissione Finanze, fatto clamoroso quanto raro, e sullo scoglio apparente della fusione tra Agenzia del Territorio e Agenzia delle Entrate rischia il naufragio. L’impasse blocca anche la riforma delle rendite catastali, ferme da almeno vent’anni, nonostante sia la premessa per rendere più equa l’Imu. Tuttavia, il governo non perde la speranza di riuscire a fare approvare il testo entro Natale, convinto che l’impasse non ha ragioni tecniche ma politiche, tutte interne al gioco degli equilibri nel partito di Berlusconi.
In difficoltà è anche il taglio delle Province: proprio oggi scade il termine per la presentazione degli emendamenti e contro il riordino che ridurrà gli enti intermedi da 86 a 51 è forte il pressing esercitato da Regioni e Upi sui parlamentari. Tutto ciò nonostante il ministro Piero Giarda sia andato a ricordare che la riforma porterà risparmi potenziali tra i 370 e i 550 milioni annui.
IL NODO DELLE SPIAGGE
Nel quotidiano Camel Trophy parlamentare il decreto crescita è incappato nell’ennesimo tentativo di prolungare le concessioni per gli stabilimenti balneari (dal 2015 al 2045). Incuranti del fatto che la modifica sarebbe comunque impallinata dalla Ue che da anni chiede gare e nuove concessioni, tutti i gruppi parlamentari hanno sostenuto gli emendamenti. Altra modifica proposta dai relatori (con il consenso del governo) riguarda una riformulazione della norma relativa ai project bonds per le grandi infrastrutture: si è deciso di limitare la possibilità di emettere obbligazioni solo per i nuovi lavori e non per rifinanziare i quelli già avviati. Tra le novità introdotte anche il prolungamento dal 31 dicembre 2012 alla fine del 2013 degli incentivi del IV Conto Energia, più generosi di quelli del V Conto Energia in vigore, per chi installa pannelli fotovoltaici su edifici e aree pubbliche. Il governo accetterà tutte le modifiche del Senato oppure no? Su questo contano i relatori, Pd e Pdl, ma non è scontato. Oggi arriva il maxi-emendamento del governo, domani la fiducia numero 48. Poi il testo va alla Camera, deve essere convertito entro il 18.
COSTI DELLA POLITICA
Sul decreto enti locali i tempi sono strettissimi, scade il 9 dicembre. Oggi si vota la fiducia 47 dopo lo slittamento di giovedì scorso. Il governo si è impegnato a recepire nella legge di stabilità le norme pro-terremotati escluse dal maxi-emendamento. E la legge finanziaria rischia così di diventare la camera di compensazione per molte tensioni latenti.