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Pescara, 15/06/2026
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04/12/2012
Il Messaggero
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Politica e malaffari (1) - L’attacco della Procura «Appalti, Toto, fondi neri
ecco le bugie di D’Alfonso». La requisitoria di Varone contro l’ex sindaco di Pescara «I soldi della zia? Dovrebbe vergognarsi»
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PESCARA Le richieste della pubblica accusa arriveranno non prima di lunedì prossimo, quando terminerà la requisitoria del Pm Gennaro Varone per le tangenti sui grandi appalti del Comune. Ieri la pubblica accusa ha affrontato i vari capitoli dell’inchiesta a carico dell’ex sondaco di Pescara Luciano D’Alfonso e degli altri 22 imputati. «Quale imprenditore -dice il Pm riferendosi al costruttore Cardinale che realizzò la casa di Lettomanoppello- regala per due mesi di seguito il suo lavoro? Tra il costo sostenuto da Cardinale e quello pagato da D’Alfonso c’è una forbice enorme». Sull’area di risulta: «Perché solo Toto partecipa? La risposta è nelle carte sequestrate a Leombroni: è stato un bando scritto a quattro mani fra Toto e i pubblici ufficiali del Comune». Sul rapporto Toto-D’Alfonso: «La famiglia Toto è interamente a disposizione del sindaco. D'Alfonso non ha avuto disagio nel dire che quando viaggiava con Toto non portava con sé neppure dieci euro». Parole dure anche per la gestione finanziaria della Margherita: «D'Alfonso di denaro in nero ne ha sempre avuto». Infine, sugli accertamenti patrimoniali: «Non esiste il denaro che D’Alfonso dice di aver avuto dai genitori, siamo di fronte all'ennesima bugia di questo processo. E’ impossibile dar credito a D'Alfonso».
L’ACCUSA Le richieste della pubblica accusa non prima di lunedì prossimo, quando terminerà la requisitoria del Pm Gennaro Varone per le tangenti sui grandi appalti del Comune. Ieri la pubblica accusa ha affrontato i vari capitoli dell’inchiesta a carico di Luciano D’Alfonso e degli altri 22 imputati. VOLO IN SPAGNA È quello dove viaggia anche il figlio di D'Alfonso e l’accusa ricostruisce i fatti per dimostrare che quel biglietto fu a spese del Comune e che la documentazione «è falsa». «Alla fine - dice il Pm - nella fattura che paga il Comune c’è un biglietto in più, quello di Luca D'Alfonso. Perchè il sindaco paga due volte e si procura una seconda attestazione visto che ne aveva già una? Perché la prima era falsa. Massimo interesse alla trasparenza, massima confusione nel suo comportamento. Una cortina fumogena». LA VILLA «Quale imprenditore - dice il pm riferendosi al costruttore Cardinale che realizzò la casa di Lettomanoppello - regala per due mesi di seguito il suo lavoro? Tra il costo sostenuto da Cardinale e quello pagato da D’Alfonso c’è una forbice enorme. Il costruttore ha speso 290 mila euro e ne ha incassati 210 mila. Per conoscere il vero costo della villa basta fare due semplici moltiplicazioni». AREA DI RISULTA «Il bando ha un’offerta incentrata sulla gestione di 600 parcheggi: chi legge questo capisce. Dal disciplinare non otteniamo molte informazioni, poi si legge la scheda tariffario e si comincia a capire che anche gli accessi alla ztl sono a pagamento». «Perché solo Toto partecipa? La risposta è nelle carte sequestrate a Leombroni: è stato un bando scritto a quattro mani fra Toto e i pubblici ufficiali del Comune. Da Leombroni vennero sequestrati documenti che erano quasi la fotocopia dell’allegato 2 del piano economico e finanziario». Sui rapporto Toto-D’Alfonso Varone dice: «La famiglia Toto è interamente a disposizione del sindaco... si chiede e Toto dà. L'atteggiamento di D'Alfonso è strategico perché fino a quando la procura non ha acquisito i documenti lui ha negato i viaggi: non può accettare questo fiume di denaro anche se da un imprenditore amico. D'Alfonso non ha avuto disagio nel dire che quando viaggiava con Toto non portava con sé neppure dieci euro». APPALTO CIMITERI «Una gara con vincitori già designati. Si sono regalati soldi ai due consulenti per non fare nulla. Hanno agito pensando che nessuno li avrebbe mai controllati. In questa vicenda c’è la prove delle mille mistificazioni compiute nell'ambito di quella amministrazione». Parole dure anche per la gestione finanziaria della Margherita: «D'Alfonso denaro in nero lo ha sempre avuto. La lista Dezio non costituisce l’inizio delle tangenti per D'Alfonso perché tutto era iniziato già nel 2004. Nel 2006, poi, in contemporanea con la fusione del partito, scompaiono imprenditori come Di Properzio, De Cesaris, Costantini che solo apparentemente non danno più nulla». ACCERTAMENTI PATRIMONIALI «Non esiste il denaro che lui dice di aver avuto dai genitori, siamo di fronte all'ennesima bugia di questo processo. Impossibile dar credito a D'Alfonso».
L’AFFONDO: «I soldi della zia? Dovrebbe vergognarsi» «Non posso pensare che non abbia provato vergogna a dire che viveva con i soldi della zia, perché se una parte gli ha creduto, l’altra parte si è messa a ridere». Sono le prime parole che la pubblica accusa pronuncia aprendo la sua requisitoria, quasi totalmente dedicata al principale imputato, Luciano D'Alfonso. Cinque ore durante le quali non sono mancate frasi pesanti nei confronti dell’ex sindaco. «Ho registrato sin dalle indagini preliminari il tentativo dell’imputato D’Alfonso di far passare quelli che per ogni altro cittadino sarebbero stati comportamenti non accettabili, vezzi di una personalità particolare, delle concessioni da lasciargli in qualità della sua posizione. Lui è il sindaco che prendeva regali dagli imprenditori e pagava in contanti anche quando il proprio interesse di sindaco sarebbe stato quello della massima trasparenza. Il sindaco ha dichiarato di vivere con i soldi della zia... i soldi trovati dopo la morte di non so chi. A queste prospettazioni nessuno può credere, si può solo far finta di credere se si riconosce il valore alla furbizia di quest’uomo. Trifuoggi (l’ex procuratore ora in pensione ndr) mi disse: devi trattare questo caso come se fosse il sindaco di un qualunque paesino. E io così ho fatto. Non posso credere che il sindaco di Pescara non abbia trovato vergogna ad andare in banca con una mazzetta di soldi, 5 mila euro da versare alla fondazione Europaprossima: cosa avrà pensato del suo sindaco il funzionario di banca? Non ha interesse a mostrarsi in modo trasparente, leale. Non ha avuto vergogna nel dire che tutte le vacanze con Toto gli fossero state pagate. I cittadini lo vennero a sapere quando uscì un articolo su L'Espresso. Quando lo lesse non si è comportato come in udienza, ma si infuriò facendo pubblicare una lettera di smentita: furono solo voli istituzionali, disse. Lo ammette soltanto quando viene messo di fronte alla inoppugnabilità dei documenti. Ricordo che in udienza non si è manco sognato di alzarsi: lo ha fatto quando io ho richiesto la rogatoria internazionale che ha dimostrato che quel viaggio era stato pagato da Toto». E il pm chiude questa breve parentesi introduttiva così: «Si fanno versamenti in contanti perché non sono tracciabili: si nega ciò che si ha vergogna di confessare fino a quando non se ne ha l’inconfutabile prova. Questo è stato l'atteggiamento di D’Alfonso».
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