Iscriviti OnLine
 

Pescara, 15/06/2026
Visitatore n. 754.976



Data: 04/12/2012
Testata giornalistica: Il Tempo
Lo spread va giù, il Pdl non si tira su di Mario Sechi

Il Pd è in piena campagna elettorale: galvanizzato dalle primarie, con Bersani che coglie la palla al balzo e prova il rinnovamento pilotando il rientro di Renzi, la sinistra corre nei sondaggi. E il Pdl? Attende lo schiarimento di idee di Godot-Berlusconi. Strana parabola, quella del Cav. Nel 1994 scompaginò i giochi politici grazie a una potente innovazione sul piano della comunicazione, dello stile, dei contenuti. Il suo manifesto politico - frutto di un gruppo di cervelli allora sintonizzati con il presente - bruciò tutte le altre proposte. Quel programma era talmente valido da costituire un robusto punto di riferimento - cioè un’utopia politica - anche negli anni a venire. Ma riproporre lo stesso schema (leader e programma) vent’anni dopo è a dir poco anacronistico. Dal 2008, anno del crac finanziario, abitiamo in un altro mondo. Il popolo sente la recessione e vive nell’incertezza, lo Stato non è più né «sicuro» né a sua volta «al sicuro» e il privato è minato dalla recessione. La risposta bersaniana è quella (un’altra utopia politica) di una mano pubblica come rassicurante mamma degli italiani. Segnali di vita dal Pdl? Pochi. L’ultima tentazione di Berlusconi è quella di rifare Forza Italia e votare con il Porcellum per mantenere un inutile potere di «mini-coalizione». Far cadere Monti fa parte di questo disegno. Lo spread va sotto i 300 punti e il Cav sopprime il governo? È meno rischioso lanciarsi in volo con le ali di cera in pieno agosto. Dopo aver denunciato «il teatrino della politica», Silvio ne è divenuto un protagonista senza accorgersene. La copiatura in carta carbone del progetto di vent’anni fa è il preludio della rovina. Si fermi finché è in tempo. Il Pdl - non la sigla, ma l’idea di partito conservatore e rivoluzionario - si salva solo se dà un’occhiata là fuori. A portata di mano (e di cervello) c’è per esempio la «Big Society» di David Cameron, che anche in tempi di tagli e crisi da debito resta la migliore idea sul tappeto delle politiche liberali: l’associazionismo che si sostituisce allo Stato, i cittadini che ne governano alcuni settori, la politica che delega la gestione al popolo sul territorio. In Italia avrebbe fortuna. Ma per farlo bisogna cedere il potere per poi esercitarlo in altre forme, cioè avere una leadership illuminata. Per ora c’è il buio. Qualcuno accenda la luce.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it