L'Anm ha perso 250 autobus, e molto probabilmente non li recupererà. E' questa la verità che l'azienda comunale di trasporto ha voluto comunicare pubblicamente agli utenti nella giornata di ieri, dopo ore di caos in cui diverse linee sono risultate sospese o ridotte a causa di un susseguirsi di carenze e guasti alle vetture, la cui manutenzione è sempre più difficile a causa della mancanza di risorse economiche. Al momento non è prevedibile il potenziamento del parco bus, in servizio ne restano meno di 350 (ma ne servirebbero cento in più) e i disagi alle fermate, corredati anche dal maltempo, rischiano di diventare cronici. Quella della Anm è stata una vera e propria operazione trasparenza. L'azienda vanta crediti arretrati da Comune di Napoli (proprietario) e Regione che in teoria supera i 300 milioni di euro. Ma la spending review governativa ha di fatto bloccato qualsiasi nuovo trasferimento agli Enti Locali per il comparto trasporti, uno stop che non ha fatto altro che espandere l'esposizione con le banche di tutte le società di trasporto pubblico , che ad oggi hanno difficoltà sia a riparare che a fornire di carburante i mezzi. Nel caso di Anm la mancanza di liquidità si è ripercossa anche sulle polizze assicurative dei bus, molte delle quali non sono state rinnovate negli ultimi mesi. Il risultato è che in queste ore a Napoli circolano poco meno di 350 autobus, mentre il fabbisogno di tutte le linee ordinarie tocca quota 450 al giorno. Fino a due anni fa questa cifra si raggiungeva facilmente perché i mezzi in dotazione erano circa 600, ma l'usura e il mancato rinnovo delle polizze hanno pian piano decimato il parco autobus. Una situazione che, sommata ai guasti e agli allagamenti, sta causando sospensioni improvvise dei collegamenti in zone come Pianura, Posillipo, Scampia, Vomero, fino ai comuni dell'hinterland. Furiosi i viaggiatori, che stanno reclamando sia per iscritto che tramite il sito internet e il profilo Facebook di Anm. L'azienda ha così risposto pubblicamente: «Dei 600 autobus che circolavano fino a pochi anni fa (2009) oggi ne circolano meno di 350 perché tra tagli governativi e regionali, i fondi che Anm riceve per pagare stipendi, contributi, fare manutenzione di mezzi ed impianti, pagare le assicurazione, comprare il gasolio si sono ridotti del 40%. È come se, a casa vostra, qualcuno tagliasse del 40% gli stipendi che entrano ogni mese. E' ovvio che non è più possibile fare le cose che si facevano prima. Allo stesso modo noi siamo impossibilitati a fare ciò che facevamo prima ovvero assicurare più mezzi, la manutenzione etc. Non è questione di volontà o capacità, è questione di possibilità». Dunque i problemi per gli utenti sono destinati a ripetersi quotidianamente, fin quando l'azienda non potrà beneficiare di nuove risorse. Che per ora non ci sono, basti pensare che gli stessi 2300 dipendenti non hanno ancora ricevuto gli stipendi di novembre, che dovrebbero essere erogati entro il 5 dicembre (i ritardi in passato hanno già scatenato proteste selvagge, ndr). Un minimo di fiducia arriva dalle novità di quest'ultima settimana: in primis il decreto salva-Napoli, che se assicurerà 300 milioni al Comune per il piano anti-dissesto potrà sbloccare una quota anche per il trasporto, e dunque per i bus. Allo stesso modo, per i prossimi mesi, l'accorpamento di Anm e Metronapoli in una unica holding controllata dalla Napolipark (i cui conti sono a posti) potrebbe sbloccare un nuovo accesso al credito per le aziende, che otterrebbero nuove anticipazioni di cassa dalle banche. Che però non potranno essere utilizzate per assicurare i bus privi di polizza: il primo obiettivo di Anm resta la manutenzione dei 350 mezzi ancora "in vita", indispensabili per non far crollare un servizio già messo a dura prova in queste settimane.