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Data: 04/12/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Forza Italia, Berlusconi adesso frena Alemanno: ritorno improponibile

Il Cavaliere tiene in stand by il varo del nuovo partito aspettando di capire gli esiti della trattativa sul Porcellum
Senatori del centrodestra agitati, voci di una fronda contro i diktat dell’ex presidente del Consiglio

ROMA Silvio Berlusconi in queste ore sembra scomparso dai radar. Entro oggi dovrebbe rientrare nella sua residenza romana di palazzo Grazioli. In questi giorni si è ritirato ad Arcore, senza mai uscirne se non per una breve visita al suo Milan in ritiro a Milanello, dove tornerà oggi per caricare la squadra del cuore. Domani è atteso ala presentazione del libro di Bruno Vespa, appuntamento che Berlusconi non ha mai disertato. Location ideale per un annuncio importante, eppure l’annuncio del varo della nuova Forza Italia è tutt’altro che certo. Per Berlusconi, infatti, sono come sempre decisive solo due cose. I sondaggi e l’assetto politico con cui far campagna elettorale. Il che, però, oggi implica sapere quale sarà il sistema di voto. E se la vittoria di Pier Luigi Bersani alle primarie del centrosinistra rappresenta per l'ex capo del governo un'arma da usare in campagna elettorale («con Bersani e Vendola il Paese sarebbe condannato all'instabilità», è il leit motiv che Berlusconi continua a ripetere) ad incidere sulle mosse del ex capo del governo è la legge elettorale.
I sondaggi che gli sforna la fidata Alessandra Ghisleri dicono a Berlusconi che se i destini suoi e del Pdl dovessero dividersi, questo crollerebbe a cifre angoscianti (3-6%) mentre una Forza Italia 2.0 potrebbe puntare al 20%. Il massimo del consenso elettorale, hanno però spiegato i sondaggisti a Berlusconi, deriverebbe solo da un partito con volti completamente rinnovati e da una linea politica marcatamente anti-montiana, oltre che laica, se non laicista e cioè aperta sui temi dei diritti civili, e non teo-con, come dimostrano le sortite di Bondi i cui attacchi alla filiera dei vari Quagliariello e Sacconi sono ormai quotidiani. La legge elettorale - terreno mai amato dal Cavaliere - vive una settimana decisiva. Si saprà sempre entro domani (da qui, confidano, le esitazioni dell’ex premier a formalizzare la sua presenza da Vespa) se ci sarà l’accordo in base alla bozza Malan con il Pd oppure no. Berlusconi un paio di paletti li ha puntati: è pronto ad accettare l’addio al Porcellum solo se è presente una soglia, per il premio di coalizione al 40%, ma senza premietto e soprattutto preferenze che aborrisce e farebbero sfuggire gli eletti dal suo controllo.
E così tra i veleni e i sospetti di queste ore vi è anche il timore dei berluscones che al Senato le disorientate truppe del Pdl siano tentate dal gesto estremo: insubordinarsi al Fondatore per strappare una legge elettorale diversa dal Porcellum e auto-salvarsi. Berlusconi avrebbe pure criticato l’atteggiamento soft di Alfano sull’election-day che invece Verdini (oltre che Maroni) chiedono da giorni a costo di una crisi di governo.
Il partito, nel frattempo, è in preda al caos. Alfano non chiarisce se le primarie si terranno davvero (il 16? Dopo Natale?) e se si terrà l’annunciato ufficio di presidenza del Pdl. A dar voce al fastidio sempre più crescente dell’ala più antiberlusconiana ci pensa Gianni Alemanno. Il sindaco di Roma non usa giri di parole e attacca: «Non penso che sia riproponibile la candidatura di Berlusconi. Sarebbe un atto irrazionale». Il ritorno a Forza Italia avrebbe come conseguenza l'addio di una fetta di dirigenti pidiellini che vengono da An: «Berlusconi ha un'idea precisa - fa sapere Ignazio La Russa - e sta valutando se trasformarla in proposta». In quel caso, avverte il coordinatore del Pdl, la nascita di un partito che rappresenti la destra sarebbe inevitabile.

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