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Pescara, 15/06/2026
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Data: 05/12/2012
Testata giornalistica: Il Sole 24 ore.com
Servizi pubblici locali, crisi e concorrenza tagliano il business. Nomisma sui bilanci di 588 società. Risultati operativi giù del 14,6 per cento In flessione (-5%) anche gli investimenti

Risultato operativo giù del 14,6%, con un crollo che arriva al 16,1% se si guardano solo i conti delle quotate, e frenata degli investimenti che scendono del 5% rispetto a un 2010 tutt'altro che brillante. I numeri-chiave dei conti 2011 delle società di servizi pubblici locali cambiano di segno rispetto a un panorama storicamente solido, che anzi nei primi anni della crisi aveva mostrato fino in fondo il proprio carattere anticiclico. Attenzione, però: le 558 società analizzate dal rapporto Nomisma sui servizi pubblici locali, che sarà presentato questa mattina a Bologna, offrono una platea articolata, che unisce grandi quotate e piccole realtà municipali, e mescola settori aperti al mercato come l'energia e aree dalla regolazione rigida come il traporto pubblico o il servizio idrico. Per capire i numeri, insomma, non bastano le lenti tradizionali, e tanto meno si può liquidare l'inversione di tendenza solo come un effetto della crisi economica. L'effetto crisi Certo, i venti freddi della congiuntura contano, e aiutano a individuare alcune delle ragioni dei segni meno che costellano le tabelle delle performance. L'aumento di prezzo delle materie prime energetiche, per esempio, ha gonfiato i costi di produzione del 3,8%, spingendo in basso i risultati del settore; le difficoltà delle famiglie, infatti, non sembrano per ora aver intaccato più di tanto la dinamica dei ricavi, che crescono comunque solo dell'1,2%, quindi tre volte meno dei costi. In prospettiva, poi, gli interrogativi aumentano, perché la dinamica dell'economia non è certo migliorata nel 2012, e anche il 2013 sembra destinato a chiudersi in negativo con il rischio di colpire la regolarità nella riscossione di canoni e tariffe. A colpire la cassa è invece oggi il meccanismo inceppato dei pagamenti della Pubblica amministrazione che, accompagnato da dilazioni in aumento nei rapporti con i fornitori, determina per il complesso delle imprese un deficit di liquidità superiore ai 2,5 miliardi di euro, formato dalla forbice fra debiti (3,66 miliardi) e crediti (6,18 miliardi) della gestione caratteristica: nelle aziende multiservizi si concentra un quarto del problema, che colpisce però in misura consistente anche idrico, rifiuti e trasporti. Gli altri fattori In questo contesto già critico si innestano alcuni fattori propri al mondo dei servizi pubblici locali, contraddistinto da processi di riforma confusi e altalenanti e da strategie che non sempre hanno effetti positivi sul conto economico. A peggiorare i numeri, spiegano da Nomisma, c'è anche una «sensibile flessione dei margini nelle attività di mercato», dove il progressivo venir meno delle protezioni regolamentari ha fatto perdere alle imprese quote di margini garantite. Il fenomeno si incontra soprattutto nei settori energetici, e avrà nel gas un'evoluzione sensibile nel 2013 con il debutto della stagione delle gare. Anche se avanzano tra mille incertezze e ripensamenti, insomma, le "liberalizzazioni" erodono i confini delle attività regolamentate, e insieme fiaccano i margini finora garantiti dalle protezioni di legge. In generale, a rivelarsi più solido continua a essere il modello della multiutility, più dinamico e capace di creare economie di scala rispetto alle imprese multiservizio, ma il panorama del 2011 individua anche un'altra caratteristica "inedita" nelle analisi precedenti: oltre a essere attiva in più settori, l'azienda-tipo sviluppa un'espansione per «contiguità territoriali», perché invece le politiche di acquisizioni in territori separati e distanti da quelli di partenza, hanno in più di un caso avuto effetti negativi sui bilanci. Si spiegano anche così le flessioni importanti che si vedono nei conti di alcune grandi quotate, protagoniste di acquisizioni di piccole aziende locali, soprattutto al Sud, dai conti non brillanti. A questo si aggiunge, nel caso di Irene e A2A, l'effetto del riassetto di Edison ed Edipower, partecipate attraverso la società Delmi, con una chiusura negativa per 916 milioni in A2A e per 99 milioni in Iren. Ascopiave si mantiene positiva (+8,3 milioni), ma vede assottigliarsi la performance del 74,9% anche a causa del consolidamento di Sinergie Italia (trading energetico), ma da Acsm ad Acegas e Acea tutte le quotate vedono i dati peggiorare rispetto al 2010. Le conseguenze La prima ricaduta è quella sugli investimenti, che nel 2011 si riducono del 5% rispetto a un dato 2010 che già aveva segnato una flessione annuale dell'1 per cento. Unito al crollo dell'impegno della Pa locale fiaccata dal Patto di stabilità, si tratta di un dato preoccupante per la prospettiva degli sviluppi infrastrutturali che, con caratteristiche diverse, sono il primo bisogno per tutte le articolazioni dei servizi pubblici locali. gianni.trovati@ilsole24ore.com L'APPUNTAMENTO Il rapporto L'indagine sui servizi pubblici locali sarà presentata oggi, nel convegno su «Politiche industriali e sviluppo» che si terrà dalle 10.30 alle 13 alla Sala Incontri di Nomisma (Strada Maggiore 44, Bologna) L'ambito L'indagine passa al setaccio i bilanci di 588 società di servizi pubblici locali, mutiutility o monosettore attive in energia, gas, trasporto pubblico locale, servizio idrico integrato, rifiuti urbani. Nel corso dei lavori sarà presentata anche l'analisi di Invitalia sul grado di attuazione regionale delle nuove normative sulla definizione degli ambiti territoriali

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