Trasporti. L’assessore Di Giovangiacomo ha preparato la rivoluzione del servizio urbano
Il rischio era già nell’aria da tempo e, d’altra parte, il sindaco Maurizio Brucchi lo aveva più volte ripetuto: le risorse che il governo destina agli Enti locali sono sempre meno. Prima o poi l’amministrazione si sarebbe trovata davanti al famoso bivio: quale servizio tagliare? Bene, quel momento è arrivato. E a farne le spese, per il momento, è il trasporto pubblico. Eh si, perchè mentre il mondo va in una direzione "sostenibile", spinta ad incentivare l’uso della mobilità urbana, "chiudendo le porte" dei centri storici alle auto, a Teramo le corse degli autobus si tagliano. Costano troppo, sarebbe la versione ufficiale. È vero pure che il centro storico teramano resta interdetto ai veicoli (almeno in teoria), ma si toglie ai cittadini anche il "tram", come è impropriamente chiamato in città, allora le alternative si riducono alle care vecchie gambe o alle due ruote, tanto amate da questa amministrazione. Ne guadagnerebbe di certo il fisico. Ma come la mettiamo con le persone anziane? Loro, a quegli autobus, proprio non possono rinunciare. Tant’è. L’ora x della rivoluzione trasporti a Teramo dovrebbe scattare entro la fine dell’anno e ad annunciarlo è lo stesso assessore comunale Giorgio Di Giovangiacomo. Obiettivo numero uno è il contenimento delle spese. Via, dunque, al bus navetta e alle linee meno frequentate, che consentirebbero un rientro di circa 200 mila euro dritte dritte nelle casse comunali. Le novità maggiori, stando alle prime indiscrezioni, dovrebbero riguardare la linea 2, quella maggiormente utilizzata perche porta all’ospedale Mazzini e che vedrà il taglio di una corsa, ma sarà gratuita da piazza Garibaldi. In altri casi, invece, si allungheranno i tempi di attesa, mentre nulla dovrebbe variare per le corse più "gettonate" come la linea 1 e 1 barrato, molto frequentate dagli abitanti delle vicine frazioni, Colleatterrato e Cona in primis, ma anche dagli studenti e dai pendolari che, da piazza Garibaldi, raggiungono la stazione ferroviaria. In linea generale i tagli colpiranno le fermate superflue, ossia quelle localizzate nelle vie interne, ma nello stesso tempo, vicine a strade principali. D’altra parte, fare due passi a piedi non ha mai fatto male a nessuno. insomma, a mali estremi, estremi rimedi. Di Giovangiacomo non sa più come dirlo: i soldi non ci sono e quelli che fino a ieri erano quasi garantiti, oggi sono in forse. Una cosa è certa: i teramani non accetteranno facilmente questa rivoluzione. Ma la crisi colpisce ad ogni livello, si sa e gli Enti locali sono stretti nella morsa delle minori risorse. Resta un punto interrogativo sulle corse urbane che servono i quartieri di Colleparco, ossia le linee 6 e 7, utilizzate dagli studenti universitari. Cosa succederà in questo caso? L’Università potrebbe allontanarsi sempre più dal centro città e dai nodi strategici ferroviari. E a pagarne le spese sarebbe proprio Teramo.