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Data: 05/12/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Election day e incandidabilità Cavaliere pronto allo strappo

ROMA Silvio Berlusconi arriva oggi a Roma ma non per presentare il nuovo libro di Bruno Vespa, rinviato alla prossima settimana, ma per partecipare ad una riunione con coordinatori e capigruppo su legge elettorale ed election-day.
A palazzo Grazioli lo attendono coloro che al Senato stanno trattando le possibili modifiche alla legge elettorale e, soprattutto, la data del voto. Su quest’ultimo punto l’ambasciatore presso il Quirinale e palazzo Chigi è Gianni Letta al quale spetta il non facile compito di sostenere la minaccia dell'ex capo del governo deciso ad arrivare ad una crisi di governo nel caso non si arrivasse ad un accorpamento delle elezioni regionali e politiche. «Bersani dalla Libia dice no all'election day, Berlusconi dica sì alla caduta del governo Monti», scrive su twitter Daniela Santanchè.
Il Cavaliere è pronto a tornare in prima linea con la sua più riuscita creatura, Forza Italia, ed è pronto a proporre le crisi di governo qualora domani in Consiglio dei ministri, il governo dovesse decidere diversamente o peggio emanare un decreto sull’incandidabilità. Destino segnato anche per la legge elettorale che non verrà modificata e che al Cavaliere piace molto più di tutte le proposte avanzate sinora.
Il voto anticipato archivierebbe di fatto anche le primarie. Ieri Alessandro Cattaneo, leader dei formattatori del Pdl e candidato alle primarie, ha scritto una lettera di scuse agli oltre duecentomila elettori e simpatizzanti del centrodestra che hanno firmato per le primarie: «Scusate per non essere ancora riusciti a rompere il muro di distacco ed indifferenza al quale il nostro partito, come dimostra la cronaca degli ultimi giorni, sembra volerci condannare».
Nel frattempo la prospettiva di un possibile spacchettamento del Pdl, costringe i tesorieri del partito a tirare la cinghia anche perché Silvio Berlusconi non avrebbe nessuna intenzione di tirare fuori soldi per la campagna elettorale, oltre alle fideiussioni che ha già firmato. In queste ore, a quanto apprende l'Adnkronos, circola con insistenza la notizia che il partito abbia disdetto i contratti di locazione di tre sedi: Roma, Milano e Torino.
Il prolungato silenzio di Berlusconi continua ad agitare il partito. «Mi auguro che a brevissimo decideremo una linea - si augura Guido Crosetto - perché non si può lasciare chi non si riconosce nella sinistra senza riferimento. Io punterei a volti nuovi. Intanto bisogna costruire una linea politica, il Pdl deve dare un giudizio della politica di Monti». Secco il giudizio di Giancarlo Galan sul futuro del Pdl: «Berlusconi rifaccia Forza Italia o qualcosa che si avvicini a questo marchio, dia anche solo l'imprimatur ma si torni allo spirito originario di un vero partito».
A sponsorizzare ancora la leadership di Alfano è il governatore della Lombardia Roberto Formigoni: «Non credo che l'idea di uno spacchettamento sia positiva, credo invece che un Pdl guidato da Alfano sia capace di attrarre di nuovo molti elettori che in questo momento appaiono in attesa».
In attesa della fine delle trattative sulla legge elettorale, nel centrodestra si continua a navigare a vista, con Berlusconi che resta silente e il Pdl che si dilania in mille ipotesi.

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