ROMA «Il Porcellum non solo vede Natale, ma pure Pasqua. A questo punto rinuncio all'accanimento terapeutico». Il giudizio, tranchant quanto si vuole ma veritiero, è di Roberto Calderoli, padre della legge elettorale in vigore ma promotore di una ventina di possibili compromessi di riforma. Infatti, la seduta della commissione Affari costituzionali del Senato, presidente Carlo Vizzini, si è risolta nell’ennesimo nulla di fatto, ma stavolta il requiem è al finale. E infatti, la cosiddetta bozza Malan verrà probabilmente seppellita prima ancora di vedere la luce dell’aula del Senato. Oggi il lavoro faticosamente istruito nella I commissione doveva approdare al plenum di palazzo Madama. Lì i senatori avrebbero dovuto votarlo a tempo di record per trasferirlo alla Camera, dove i venti di guerra dei pidellini contrari alle preferenze e favorevoli al Porcellum già stanno facendo rullare i loro tamburi. «Se, per sbaglio, il Senato vota la riforma – spiegava ieri in Transatlantico Enrico La Loggia ad alcuni suoi colleghi – non c’è problema, la bocciamo noi qui. E amen». Infatti i parlamentari contrari, contrarissimi, alle preferenze e alla bozza Malan, dentro il Pdl sono «oltre duecento», per La Loggia. Sempre ieri, Ignazio Abrignani, fedelissimo di Scajola nonché responsabile dell’ufficio elettorale del Pdl, sbottava così, parlando con un collega: «Pensano di fare una legge con le preferenze, senza obbligo di coalizione e, magari, anche con un codicillo che permetta agli ex-An di presentarsi alle elezioni senza dover neppure raccogliere le firme? Beh, si sbagliano, gliela bocciamo noi».
Tornando al Senato, le cose non vanno meglio. La discussione sulla legge elettorale è stata fatta slittare nel calendario dell’aula a data da destinarsi. In pratica è finita su un binario morto. Ieri, sul punto, ha fatto sentire la sua voce anche il governo Monti: tramite il sottosegretario Gianpaolo D’Andrea è intervenuto dichiarandosi «neutrale» sulla vicenda legge elettorale ma «auspicandosi vivamente» che la riforma vada in porto. A questo punto, del resto - una volta che, cioè, ogni speranza di riformare il Porcellum seguendo la via parlamentare sarà tramontata - la palla passerà proprio al governo Monti e, soprattutto, al capo dello Stato. Si vedrà. Resta, però, tutta da raccontare la giornata al fulmicotone vissuta, ieri dal Senato.
Una giornata – sintetizza via Twitter il senatore-costituzionalista del Pd Stefano Ceccanti – vissuta «all’insegna del caos più totale». A gettare scompiglio nelle fila dei partiti è l’ultima proposta che verte sempre sul punto su cui si è incagliati per settimane, il cosiddetto premietto al primo partito ove nessuna coalizione raggiunga la soglia del 40%. Infatti, dopo il lodo D’Alimonte (premietto al 10%) e il sistema ad ascensore di Calderoli (complesso metodo che dà seggi in modo crescente in base dei voti presi), ecco che ieri mattina spunta a sorpresa il lodo Quagliariello: propone di attribuire 50 seggi secchi in più al partito che ottiene tra il 25% e il 39% dei voti. La discussione in commissione e tra Pdl e Pd riparte, ma come una maionese impazzita. Fioccano le accuse: «Ci volete dare un 10% lordo!», accusano i democrat. «State facendo saltare tutto per 4 seggi in più!», replicano i pidellini.
Il punto, in realtà, è tutto e solo politico, ma anche tutto e solo interno al Pdl. Il Cavaliere ha dato ai suoi fedelissimi (al Senato, tra gli altri, c’è Sandro Bondi), l’ordine di affossare ogni possibilità di accordo e di accollare al Pd la responsabilità del mantenimento del Porcellum. Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, che sono rispettivamente capogruppo e vicecapogruppo del Pdl, al Senato, hanno invece cercato sottotraccia di addivenire a un accordo con il Pd. Sia per intestarsene la paternità come Pdl sia, anche, per imbrigliare i desideri di revanche del Cavaliere. E’ evidente, infatti, che con una legge proporzionale pura e le preferenze, come si configurava il testo Malan, per Berlusconi sarebbe stato difficile dare vita alla sua Forza Italia 2.0, ma anche costringere la Lega all’alleanza e nominare chi dice lui, come invece gli sarà ben possibile ottenere grazie al mantenimento del Porcellum. Il Pdl-Senato, però, ci prova ancora. A tarda serata filtrano indiscrezioni sulla riunione del gruppo che si tiene all’ex hotel Bologna. E lì Gasparri e Quagliariello insistono: «Dobbiamo mantenere aperto il dialogo con il Pd e rilanciare sulla nostra proposta». Anna Finocchiaro, però, che ha contestualmente riunito il gruppo democrat Senato, fa sapere al Pdl: «La nostra pazienza si sta esaurendo e il vostro problema è Berlusconi». «Non si sa con chi parlare – dice Ceccanti – la loro è una guerra tra bande».