Stanziati i fondi per rimuovere i fanghi e assicurare aiuti economici ai pescatori Lunedì l’affidamento alla Sidra dei lavori, da completare entro febbraio
I senatori del Pd Franco Marini e Giovanni Legnini, e quelli del Pdl Andrea Pastore e Paolo Tancredi non hanno nascosto la loro soddisfazione: «Finalmente, arriva una risposta concreta che consentirà di risolvere il problema del dragaggio e alleviare le gravi perdite subite dalla marineria di Pescara». Sui 3 milioni destinati alla marineria, dice il presidente della Provincia Guerino Testa: «Si tratta di fondi che i senatori Tancredi e Gaetano Quagliariello si sono impegnati a far arrivare a Pescara nel corso di un incontro avvenuto nelle scorse settimane a Roma, da me sollecitato e svoltosi alla mia presenza, con i rappresentanti della marineria locale. Gli operatori locali hanno manifestato ai due parlamentari il grave disagio economico in cui sono precipitati negli ultimi mesi e hanno sollecitato un intervento del governo in loro favore. Questo Sos è stato prontamente raccolto».
PESCARA Pioggia di milioni per salvare il porto insabbiato e la marineria costretta da 297 giorni a tenere le barche ormeggiate alla banchina. Un emendamento al decreto crescita del governo Monti prevede lo stanziamento di 12 milioni di euro per dare nuova linfa all’indotto dello scalo chiuso: 9 milioni di euro per portare a termine il dragaggio e 3 milioni di aiuti economici destinati ai pescatori e agli armatori. In attesa di lunedì, giornata in cui saranno consegnati ufficialmente i lavori alla ditta romana Sidra, incaricata di scavare 200 mila metri cubi di materiali in 85 giorni al massimo e trasportarli in Belgio per lo smaltimento, l’esultanza del presidente della Regione Gianni Chiodi suggella un cambio di passo a lungo inseguito. «Abbiamo messo in atto una buona politica», sottolinea il governatore subito dopo aver ricevuto la buona notizia dal sottosegretario alle infrastrutture Guido Improta, «frutto di un lavoro sinergico tra Regione, governo nazionale e parlamentari abruzzesi di tutti gli schieramenti politici». La proposta di destinare 12 milioni di euro per il porto di Pescara è stata presentata dai senatori abruzzesi Franco Marini e Giovanni Legnini (Pd), Andrea Pastore e Paolo Tancredi (Pdl). Approvata dalle commissioni Industria e Bilancio del Senato, è confluita nel maxi emendamento che ha superato il voto di fiducia nella serata di ieri ed è andato a modificare il decreto contenente «ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese», già approvato il 4 ottobre scorso dal Consiglio dei ministri. Nel testo si parla di «interventi indifferibili e urgenti» per «rimuovere i rischi di esondazione del fiume Pescara e ristabilire le condizioni minime di agibilità e fruibilità del portocanale» e affida al Provveditorato interregionale alle opere pubbliche per il Lazio, l'Abruzzo e la Sardegna il coordinamento «delle attività di dragaggio, rimozione, trattamento e relativo conferimento in discarica di sedimenti». La somma si aggiunge all’investimento da 10 milioni e 140 mila euro che servirà a scavare i primi 200 mila metri cubi di sedimenti accumulati sui fondali che dovrebbe concludersi a fine febbraio e consentirebbe la riapertura dello scalo. La gioia dei rappresentanti istituzionali si riflette nel sorriso disteso dei marinai che da oltre dieci giorni si sono barricati, in segno di protesta, nel gazebo posizionato sul lungofiume Paolucci. Per le 44 imbarcazioni che non escono in mare dall’inverno scorso, la Regione ha già sbloccato gli ammortizzatori sociali in deroga nel settore pesca e ha approvato un ulteriore fondo da 650 mila euro che servirà a prolungare il periodo di fermo pesca straordinario dal 3 dicembre fino al 28 febbraio. La prossima mossa riguarda la possibilità di anticipare i 45 giorni di fermo biologico estivo all’arco temporale che va dal 1° gennaio al 15 febbraio. In questo modo, la Regione potrà risparmiare qualche soldo e i pescatori a luglio e agosto potranno uscire in mare, mentre le altre marinerie dell’Adriatico saranno obbligate a restare in porto. Ma su questa vicenda bisogna attendere l’ok della Comunità europea. «Nessun passaggio», conclude Chiodi, «è stato tralasciato per arrivare a una soluzione nonostante le innumerevoli problematiche emerse nel corso della lunga vicenda del porto di Pescara, le cui cause devono essere cercate indietro negli anni e nell'assenza delle attività di ordinaria manutenzione di questa importante infrastruttura».