Sì della commissione Statuto. Polemiche sulle soglie di sbarramento
PESCARA Il giorno dopo il voto bipartisan sulla riduzione dei seggi in consiglio regionale da 4+2 (il 2 sta per governatore e sfidante) a 29+2 e degli assessori in giunta da 10 a sei, maggioranza e Pd rompono subito sulla legge elettorale approvata ieri in commissione Statuto all’unanimità dei presenti, tranne il Partito democratico che ha abbandonato i lavori. La rottura si è consumata in particolare sulle soglie di sbarramento. «Esiste un problema di governabilità. Con la riduzione dei consiglieri regionali a ventinove bastano due o tre “scilipoti” di turno per bloccare una maggioranza» spiega il capogruppo del Pd Camillo D’Alessandro. Il Pd chiedeva uno sbarramento del 4% dei consensi per il singolo partito e del 6% per la coalizione. La commissione ha approvato una norma che prevede la soglia del 2% per i partiti che fanno parte di una coalizione (oggi non esiste soglia) ed una soglia del 4% per le coalizioni (oggi la soglia è del 3%). Il timore di D’Alessandro è che «all'interno delle coalizioni assisteremo ad una proliferazione di liste e di gruppi, mentre fuori dalla coalizione basterà un modestissimo 4% per eleggere consiglieri regionali, cioè un invito ed un premio alla frammentazione politica». Di parere contrario è il presidente della Commissione Lorenzo Sospiri che ha firmato il progetto di legge: «Il problema è tutto interno alle forze di centrosinistra. Per il Pdl il 6 oil 4% è indifferente. Io tendenzialmente sarei vicino alla ipotesi del Pd, ma faccio il presidente di commissione e devo tenere conto della posizione di tutte le forze politiche conservando una funzione di arbitro». Per Sospiri la soglia del 4% è sufficientemente alta e non ci sono rischi di ingovernabilità, «anche perché con 29 consiglieri prendere il 4% non vuol dire che scatti automaticamente il seggio. E da tutte le simulazioni fatte non è possibile che un piccolo partito rubi un seggio a un grande partito sulla base dei resti. Inoltre abbiamo inserito una norma di salvaguardia secondo la quale chi vince non può avere meno del 60% dei consiglieri». Ora la legge dovrà andare in aula e Sospiri non esclude correzioni: «Il testo si può discutere e possiamo riflettere sulle preferenze di genere. Il fatto positivo è che l’abbiamo approvato a un anno dal voto e abbiamo tutto il tempo di lavorarci».