Calano i pensionati. Nei primi 11 mesi dell’anno - 18,5% tra Inps e ex Inpdap.
IL BILANCIO
ROMA Cala il numero degli assegni, aumenta il valore di quelli più bassi, restano al palo (anzi, sostanzialmente arretrano) i trattamenti più alti. Ecco il sistema previdenziale alla vigilia della riforma Fornero per come emerge dagli ultimi numeri del Superinps. Le nuove pensioni erogate nei primi mesi di quest’anno, comprese quelle dell’ex Inpdap, sono state 267.732 con un calo del 18,5% rispetto alle 328.549 liquidate nello stesso periodo del 2011. La riduzione ha una spiegazione semplice: l’effetto della finestra mobile e dello «scalino» scattati nel 2011. Un dato che tiene conto dei trattamenti Inpdap - dal 2012 incorporato nell’Inps - ma è soprattutto il risultato dell’introduzione, lo scorso anno, della cosiddetta finestra mobile (12 mesi di attesa per i dipendenti, 18 per gli autonomi una volta raggiunti i requisiti) e dello «scalino» previsto dalla riforma Damiano, sempre nel 2011, per le pensioni di anzianità con le quote (da 59 a 60 anni l’età minima a fronte di almeno 36 anni contributi).
Poi, dal prossimo anno si potrà andare in pensione di vecchiaia con almeno 62 anni e tre mesi se donne (63 anni e 9 mesi se lavoratrici autonome) e con 66 anni e tre mesi se uomini. Più in particolare, nei primi undici mesi dell’anno in corso l’Inps ha erogato 186.832 pensioni nel settore privato (-19% rispetto alle 230.549 liquidate nello stesso periodo del 2011) e 80.900 nel settore pubblico (98.000 nello stesso periodo del 2011 con un -17,5%), quello finora gestito dall’Inpdap e ora confluito nell’Inps. L’età media dell’uscita dal lavoro nel settore privato si conferma in crescita di un anno con un passaggio da 60,3 anni a 61,3 anni del 2012, mentre nel settore pubblico si è passati da 60,8 a 61,1 anni. Il calo più consistente è stato registrato per le pensioni di anzianità nel privato passate da 131.538 dei primi 11 mesi del 2011 a 93.404 dello stesso periodo del 2012 (-29%). A partire dall’anno prossimo si esauriranno le uscite di coloro che potranno andare in pensione con le vecchie regole e si comincerà ad uscire con le norme previste dalla riforma Fornero.
GLI AUMENTI
Queste le cifre sull’assetto prossimo venturo del sistema previdenziale che, dall’inizio del prossimo anno, subirà adeguamenti anche a livello economico. Scatteranno aumenti del 3% per allineare le pensioni al costo della vita, soltanto che la rivalutazione non sarà applicata agli assegni superiori tre volte la soglia minima. In soldoni, le minime passeranno da 481 euro a 495,43, mentre quelle da 1.000 euro arriveranno quota 1.025. Per quelle superiori, cioè per chi prende oltre 1.450 euro lordi al mese - e sono interessati almeno sei milioni di pensionati - nessun aumento perché resterà ancora in vigore il blocco della rivalutazione annuale introdotto con la riforma Fornero. Insomma, due anni di stop che, in pratica, significano un calo dell’assegno tenendo conto dell’aumentato costo della vita. Duro il commento della Cgil: «Questo vuol dire che i pensionati titolari di un reddito mensile di 1.217 euro netti (1.486 lordi) e i quali nel 2012 hanno già perso 363 euro, l’anno prossimo ne perderanno 776. I pensionati con redditi di 1.576 euro netti (2.000 lordi) e che nel 2012 hanno perso 478 euro, il prossimo anno ne perderanno 1.020».