Iscriviti OnLine
 

Pescara, 13/06/2026
Visitatore n. 754.930



Data: 29/12/2012
Testata giornalistica: La Repubblica
Pensioni, a gennaio rivalutazione del 3%. Niente aumento per 6 milioni di italiani. La Cgil attacca la riforma Fornero

L'assegno minimo passerà da 481 euro a 495,43, mentre una da 1.000 euro arriverà a quota 1.025 euro. Nessun adeguamento per i pensionati che ricevono una cifra superiore tre volte alla soglia minima (1.217 euro netti). Nei primi 11 mesi del 2012 gli assegni del superInps sono calati del 18,5%

MILANO - Dal primo gennaio scattano gli aumenti del 3% per adeguare le pensioni al costo della vita ma, anche il prossimo anno, la rivalutazione non sarà valida per gli assegni superiori tre volte la soglia minima. Lo ricorda la Spi Cgil, affermando che il blocco della rivalutazione riguarda sei milioni di pensionati. Con la rivalutazione prevista una pensione minima passerà da 481 euro a 495,43, mentre una da 1.000 euro arriverà a quota 1.025 euro.

Nel 2013 - continua lo Spi-Cgil - sarà ancora in vigore il blocco della rivalutazione annuale introdotto con la riforma Fornero e, quindi, sei milioni di pensionati vedranno invariato il valore della propria pensione per il secondo anno di fila. Il blocco - attacca il sindacato pensionati della Cgil - riguarda soprattutto pensionati che hanno un reddito mensile di 1.217 euro netti (1.486 euro lordi): nel 2012 ha già perso 363 euro, l'anno prossimo ne perderà 776. Un pensionato con un reddito mensile di 1.576 euro netti (2.000 lordi) nel 2012 ha perso invece 478 euro e nel 2013 ne perderà 1.020.

"In questo anno - ha detto il segretario generale dello Spi-Cgil, Carla Cantone - abbiamo assistito a un accanimento senza precedenti sui pensionati, che più di tutti hanno dovuto pagare sulla propria pelle il conto della crisi. L'aumento annuale delle pensioni che scatterà nei prossimi giorni è risibile e non garantisce il pieno recupero del loro potere d'acquisto. Oltretutto da questo meccanismo automatico sono stati estromessi per decreto sei milioni di pensionati, la maggior parte dei quali non possono di certo essere considerati ricchi o privilegiati. Il governo - conclude - ha scelto deliberatamente di colpire la categoria dei pensionati lasciandone in pace tante altre che potevano e dovevano contribuire al risanamento dei conti, ed è per questo che per noi la cosiddetta Agenda Monti non può di certo essere la ricetta giusta per la crescita e lo sviluppo del Paese".

Nei primi undici mesi del 2012, intanto, gli assegni liquidati dall'Inps, compresi quelli dell'ex Inpdap, sono calati del 18,5% a quota 267.732 (erano 328.549 nello stesso periodo del 2011). Il dato è il risultato soprattutto dell'introduzione nel 2011 della finestra mobile (12 mesi di attesa per i dipendenti, 18 per gli autonomi una volta raggiunti i requisiti) e dello "scalino" previsto dalla riforma Damiano sempre per il 2011 per la pensione di anzianità con le quote (da 59 a 60 anni l'età minima a fronte di almeno 36 anni di contributi). Gli effetti della riforma Fornero invece si avvertiranno dal 2013 quando si esauriranno la gran parte delle uscite con le vecchie regole (chi ha raggiunto i requisiti entro il 2011 e poi ha atteso le finestre). Nel periodo, secondo i dati anticipati dall'Ansa, l'Inps ha liquidato 186.832 pensioni nel settore privato (-19% rispetto alle 230.549 erogate nello stesso periodo del 2011) e 80.900 nel settore pubblico (98.000 nello stesso periodo 2011 con un -17,5%), quello finora gestito dall'Inpdap, ora incorporato nel super-Inps.

L'Istituto di previdenza ha inoltre portato avanti la sua battaglia contro l'evasione contributiva. Nei primi undici mesi dell'anno, ha comunicato l'Inps, è stata accertata un'evasione per più di 1 miliardo per contributi non versati. Durante le oltre 73 mila ispezioni effettuate dagli sceriffi dell'Istituto sono stati scoperti circa 61 mila lavoratori in nero.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it